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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Lotte fra gli stati italiani: pace di Lodi.
Poco dopo avvenne la riconquista di Lodi da parte dei Visconti, con una spedizione guidata dal Carmagnola. Ciò rientrava nella riorganizzazione dello stato promossa dal giovane duca Filippo Maria, alla quale seguì fatalmente una ripresa dell'espansione lungo la via Emilia, concretatasi nell'acquisto di Parma (1420) e nei tentativi su Bologna che provocarono contro i Milanesi una guerra sostenuta specialmente da Venezia.
Nel 1431-32 sulla strada Milano-Bologna Sigismondo si recava a cingere la corona imperiale. Un viaggio piuttosto strano: da Milano il re si mosse nel dicembre, seguito da forze viscontee e venne regolarmente a Piacenza. Ma non ripartì che il 22 marzo: altri tre giorni di viaggio e nuova sosta di due mesi, a Parma. Filippo Maria non faceva che sollecitarlo, timoroso che trattasse alle sue spalle coi Veneziani, ma Sigismondo andava così lento che egli ebbe tempo di cambiare idea, e cominciò a brigare perchè tornasse indietro. Invece il re proprio allora fece decisi progressi sulla strada di Roma. Episodio che mostra quanto tortuosamente si svolgesse la politica di questi signori, sempre accaniti dietro ambizioni a cui non bastavano le forze. Anche il mezzo più sicuro per realizzare le proprie mire, le milizie, richiedeva d'essere usato in ogni particolare situazione con grande abilità. Spesso occorreva ridurre all'impotenza un capitano perchè non si voltasse contro: e ne fu dato un insigne esempio dallo stesso Filippo Maria proprio sulla via Emilia, a Pontenure, dove egli nel 1446 fece arrestare il Colleoni, che teneva al suo servizio, per tema d'intelligenze coi Veneziani.
La vita di Filippo Maria fu tutta spesa in appassionati sforzi per ingrandire il proprio stato; quando morì non si trovò che avesse provveduto chiaramente alla successione. Per raccoglierla, Francesco Sforza, genero e capitano del duca, accorse verso Milano. Con l'animo volto alla grande avventura egli passò anche sulla via Emilia: fece tappa al ponte a Enza e successivamente al Taro (agosto 1447). Poi si diresse nel Milanese, per Cremona. Davanti a lui il condottiero veneziano Micheletto Attendolo retrocedette da Casalpusterlengo a Lodi: un itinerario simile a quello della nostra Lodi-Piacenza.
Lo Sforza ebbe il ducato, ma qualche anno più tardi. Dovete però affrontare ancora una coalizione capeggiata da Venezia. Nella guerra erano coinvolti tutti i maggiori stati italiani, ormai di consistenza tale da potersi controbilanciare a lungo senza altro resultato che un generale spreco di energie. Quando ciò è chiaro ai due principali contendenti essi incominciano a trattare per la pace. Francesco Sforza fa i maggiori sacrifici per realizzarla, e finalmente scrive ai plenipotenziari veneti di venire a Lodi "che lì serà, e di lì non se partirano che pace firmarano".
Il signore di Milano si reca a Lodi veramente, e nella notte del 9 aprile 1454 la pace è conclusa. Sulle strade che partono dalla città si slanciano a spron battuto i messaggeri, e "la lieta novella se grida per tutte le terre da Francesco Sforza, Venetiani e Fiorentini".
Altri turbamenti non mancarono in Italia dopo l'accordo di Lodi, ma, a paragone dei precedenti, i decenni che seguirono poterono esser ritenuti tranquilli. Rifiorirono i commerci e l'agricoltura; le strade ripresero vita. Dal particolarismo che dominava all'inizio di questo periodo si stava dunque passando, nella r4egione che interessa direttamente la nostra strada, a formazioni più vaste, e la tappa successiva poteva essere la creazione di uno stato comprendente gran parte dell'Italia centro-settentrionale. Ciò avrebbe segnato anche l'inizio di un'epoca nuova per le comunicazioni Milano-Piacena-Bologna e per la strada che le rendeva possibili. Già nel tratto di essa che apparteneva al ducato milanese, stato anche economicamente evoluto, si avevano manifestazioni di un interesse nuovo per la viabilità. Per esempio ci si preoccupava molto di assicurare il passaggio del Po in corrispondenza della Milano-Piacenza, e Francesco Sforza ordinava la costruzione di un gran ponte stabile di legno. Il lavoro iniziato ai primi del 1465 fu eseguito "con grandissima rovina dei boschi" avendo richiesto un'enorme quantità di materiale e travi di lunghezza mai vista. Ma due anni dopo in agosto (vi era appena passato il duca Francesco Maria con l'esercito che aveva condotto contro il Colleoni) il ponte si sfasciò per una piena disseminando ovunque colonne, assi e travi. Il materiale fu recuperato e l'opera rifatta. Come si vede queste costruzioni in legno erano precarie, ma i signori di Milano non trascuravano neppure l'organizzazione del "porto" che le integrava permanentemente. Il "porto di Piacenza" era allora compreso fra quelli dello stato sforzesco; e verso la fine del secolo speciali norme venivano dettate per regolare l'attività del suo "capitano", funzionario stipendiato dal governo ducale: si stabiliva minutamente come egli dovesse trattare i viaggiatori che passavano, in particolare i corrieri del duca e gli ambasciatori stranieri, che avevano diritto a speciale riguardo.
I Visconti e gli Sforza organizzarono anche un regolare servizio postale: anzi in questo essi furono dei pionieri in Europa; la Milano-Piacenza divenne presto strada postale.
Quanto si faceva nel Ducato dava idea di quello che avrebbe potuto essere la Milano-Bologna alle soglie dell'età moderna, se la situazione italiana si fosse evoluta verso la formazione di un grande stato nazionale. Si preparavano invece eventi che dovevano condurre a tutt'altro risultato.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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