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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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La "battaglia dei Giganti" sulla strada di Melegnano.
Ma la Francia, alleata ora con Venezia, non ha rinunciato al ducato: il giovane re Francesco I decide, appena eletto, di venire in Italia. Nell'estate del 1515 avanza su Milano, difesa più che dal duca, dagli Svizzeri el cardinale Schiner. Le altre forze della lega anti-francese sono a sud del Po, presso Piacenza.
Il re di Francia, da Pavia, va a mettersi in mezzo, tagliando la strada "in un luogo chiamato S.Giuliano, a tre miglia da Melegnano e a sette da Milano". Il Guicciardini puntualizza così la situazione: i Francesi sulla strada tra Lodi e Milano, "il vicerè (di Napoli, spagnolo), in sul Po presso a Piacenza, e in sulla strada propria che va a Lodi, e col ponte preparato a passar per andare a unirsi co' svizzeri; e in Piacenza, per congiungersi seco al medesimo effetto, Lorenzo de' Medici con le genti del pontefice e de' fiorentini... rimaneva in mezzo la città di Lodi abbandonata da ciascuno". Insomma la partita per la Lombardia si giuocava su di un asse rappresentato dalla via maestra tra Milano e Piacenza.
E lungo di essa avvengono le mosse finali. I Veneziani dell'Alviano occupano Lodi, il re avanza fino a S.Donato; gli Svizzeri, pieni di decisone e smaniosi di dar prova di sé, a mezzogiorno del 13 settembre escono dalla porta Romana di Milano con il cardinale Schiner alla testa e marciano ad incontrare il nemico sulla strada di Melegnano. Disposti ai lati della via i Francesi coprivano la cittadina. Gli eserciti vennero in contatto nel pomeriggio; quando l'accanita battaglia si arrestò per le tenebre l'esito era incerto, però i Francesi avevano non poco vacillato. All'alba gli Svizzeri attaccarono ancora ma, stanchi, furono sanguinosamente ributtati. Intanto dalla parte di Lodi compariva sulla strada l'avanguardia dei Veneziani guidati dall'Alviano, che avevano cavalcato tutta la notte. Invece Spagnoli e Pontifici non s'erano mossi da Piacenza. Gli Svizzeri dovettero iniziare il ripiegamento, sempre però con ordine e con calma. A lenti passi, fieri ed ancora aggressivi, portando tutte le proprie bandiere e altre tolte ai Francesi rifecero, col volto al nemico, la "via romana" fino a Milano. Di lì partirono entro pochi giorni in seguito a un accordo con il re.
A Melegnano, intorno all'antica strada, avevano combattuto le migliori truppe d'Europa con condottieri famosi come il Trivulzio, l'Alviano e Baiardo, in un'atmosfera di prodezza, sotto gli occhi del "re cortese". Fu "la battaglia dei Giganti": anche i vinti, soldati di mestiere, la considerarono una meravigliosa prova d'armi: "Se ci fossimo fermati a S.Giuliano o almeno a Milano il nemico avrebbe dovuto volgere le spalle".
Mentre re Francesco entrava in Milano, le sue truppe si preparavano a passare il Po mediante un ponte. Ma intervenne prima un armistizio con i Pontifici che erano a Piacenza, a cui seguì un'intesa politica. Per concluderla Francesco I venne da Milano a Bologna, dove l'aspettava papa Leone X. Nel dicembre percorse quindi la via di Piacenza e poi tutto il tratto dell'Emilia fino a Bologna. Partì il 3, il 4 era a Piacenza, il 9 a Modena e a Bologna il 10. Non aveva scorte armate: l'accompagnavano un piccolo seguito e i legati del papa. Ritornando poco dopo trovò preparati grandi doni dei Piacentini. Li prese, ma rifiutò qualsiasi concessione. L'accordo di Bologna l'aveva fatto signore di Piacenza e di Parma; da qui in giù, fino a Bologna la via Emilia correva ancora entro gli stati della Chiesa, chè il papa aveva solo promesso di rendere Modena e Reggio, tolti da tempo al duca di Ferrara.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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