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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Strade e traffico in genere durante la preponderanza spagnola.
Questa età non è nel complesso di sviluppo, ma di ristagno e addirittura di regresso. La storiografia moderna viene mettendo in luce quanto sia ingiusto attribuire tutta la colpa della decadenza italiana nel Seicento, e di quella lombarda in specie, al governo degli Spagnoli; tuttavia i vantaggi che quest'ultimo assicurò alle regioni italiane su cui si estese continuano ad apparire scarsi. Uno, del quale risentì tutta la Penisola, fu certo la sicurezza delle frontiere. Così le nostre strade vedono finalmente cessare il passaggio continuato di eserciti che vengono a combattersi in Italia, e dalla metà del secolo XVI alla fina del successivo solo saltuariamente sono danneggiate dalle spedizioni militari.
Esse mostrano però nel loro aspetto le conseguenze della crisi economica che con crescente gravità, fino agli ultimi decenni del Seicento, opprime le regioni in cui si estendono. La via diretta da Milano a Bologna, usata per tutte le relazioni più importanti tra il governo spagnolo e quelli dei ducati e delle legazioni, non poteva certo essere abbandonata e di fatto non lo era. Per fare un esempio, l'archivio della Congregazione dei Cavamenti di Parma documenta che nel primo trentennio del secolo XVII la via Emilia entro i confini del Ducato ebbe rifatti e restaurati non pochi ponti (tra i quali uno sul torrente Parola finito nel 1605) e fruì di una discreta manutenzione ordinaria. Ma certo l'impoverirsi delle comunità, a cui in parte spettava di provvedere anche alle maggiori vie maestre, determinò sulla Milano-Piacenza e sulla Piacenza-Bologna un deperimento sia del fondo che dei manufatti. Il mantenimento delle strade toccava, con conseguenze deleterie, sempre agli stessi. Per esempio gli Anziani di Reggio, nel 1603, erano costretti a ricorrere al consigliere Laderli perchè i "privilegiati" si decidessero a concedere i propri mezzadri per rifare il ponte caduto, della via Emilia sulla Modolena, in quanto quelli dei cittadini erano gravati insopportabilmente.
D'altra parte l'abbassamento del tenore di vita delle popolazioni emiliane e lombarde ebbe ripercussioni anche su altri aspetti della vita della strada. Si rallentò il flusso commerciale, che per esempio nel tratto Milano-Piacenza era assai attivo nella prima metà del secolo XVI sia a nord di Lodi che a sud di essa, e andò invece crescendo il numero dei vagabondi, dei diseredati in cerca di pane, dei bravacci. Un elemento costante del traffico sulle vie che stiamo considerando era ormai il passaggio di procacci, "ordinari" e staffette, con partenze e percorrenze fisse. All'inizio del Seicento questo era l'orario settimanale dei servizi a Bologna, secondo il "Nuovo itinerario" del Codogno: la domenica passava l'ordinario proveniente da Milano e diretto a Roma; il mercoledì quello che faceva il cammino inverso; il martedì partiva la staffetta per Modena, Reggio, Parma e Piacenza. L'ordinario di Milano faceva però la via di Mantova-Cremona, e quindi percorreva della Milano-Piacenza solo alcuni tratti.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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