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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Avvenimenti particolari che interessano la Milano-Bologna.
Per l'attività della Milano-Piacenza nel Seicento, Lodi, a metà strada, è come sempre un buon osservatorio. L'Agnelli che ha accuratamente spigolato nelle memorie cittadine dell'epoca non ne ha potuto trarre che un quadro monotono. Qualche movimento di truppe in seguito agli allarmi causati dalla Francia e dai suoi alleati (nel 1658 i franco-modenesi corsero nel Lodigiano e fino alla porta Romana di Milano), qualche passaggio di personaggi di gran riguardo costituiscono gli avvenimenti più salienti fra quelli legati alle strade di Milano e di Piacenza. Significativa è l'assenza, per lungo periodo, su queste strade, dei sovrani dello stato e di personalità che abbiano un serio peso nella vita internazionale; la condizione della Lombardia era quella di una provincia trascurata. E gi altri piccoli stati, fino a Bologna, avevano ancora minore vitalità.
Memorabili, anche per l'interesse che destarono nelle popolazioni, i passaggi sulle nostre strade dei due porporati della famiglia Borromeo che allora ressero la diocesi ambrosiana: Carlo, poi santificato, e Federico, il cardinale del capolavoro manzoniano, due grandi figure che molto inflirono sulla vita cittadina anche fuori del campo religioso. Carlo Borromeo, da Roma, dove occupava in Curia una posizione eminente, venne a Milano, per la via di Piacenza, nel 1565, a presiedere un concilio di vescovi suffraganei. Fu un vero avvenimento perchè il giovanissimo cardinale intese così affermare il suo interesse per la diocesi milanese e la volontà di intraprendere energicamente la riorganizzazione. Dopo che ebbe preso stabile dimora a Milano, Carlo percorse la strada di Piacenza e Parma varie altre volte.
Il cardinale Federico si recò a Parma nel 1620 per incontrarvi i Farnese: il duca, il cardinale Odardo, il giovane Ottavio. Una malattia lo fece fermare a Piacenza; proseguì poco dopo (il 23 aprile era a Borgo S.Donnino) ma era in condizioni precarie: tanto da far scrivere ai Farnese che non venissero ad incontrarlo, se non volevano un ospite infermo: scendere a metà strada per i convenevoli sarebbe stato fatale a lui che viaggiava chiuso nella lettiga come in una stufa. Potè invece essere accolto con tutti gli onori pochi anni dopo, quando tornò a Piacenza e a Parma.
Nel tratto Piacenza-Bologna gli episodi più importanti che hanno relazione con la strada sono solo riflessi dei contrasti franco-spagnoli, come l'assedio del governatore di Milano a Reggio nel 1655, allorchè la via Emilia fu teatro di due scaramucce conseguenti a sortite degli assediati per le porte che su di essa si aprivano.
L'avvenimento seicentesco che più interessa tuta la principale arteria da Milano a Bologna e si ripercuote uniformemente nel suo aspetto, popolandola di torme di profughi e di spaesati e facendovi sorgere blocchi, sbarramenti e controlli, nonché lazzaretti e cimiteri, è la peste, quella famosa del Manzoni. Dal 1629 al 1631 essa infierì a Milano, Parma, Reggio e Bologna facendo migliaia e migliaia di vittime e riducendo le località minori a un deserto. Sulla via Emilia, nel tratto urbano di Modena, la ricorda ancora, la chiesa de Voto, iniziata nel 1634.
Durante la preponderanza spagnola un elemento positivo per lo sviluppo delle comunicazioni stradali di Milano e di Bologna con Piacenza fu l'istituzione in quest'ultima città delle fiere dei cambi nell'anno 1579.
Le fiere si celebravano quattro volte all'anno e richiamavano un notevole gruppo di negoziatori. Naturalmente l'affluenza divenne maggiore quando a esse si aggiunsero le fiere delle mercanzie, nel 1622. Dalla petizione fatta al duca per ottenere anche questa concessione si comprende che per il trasporto delle merci avevano preminente importanza le vie d'acqua, ma che anche le strade contribuivano a fare di Piacenza la "terra di passo a tutte le mercantie che dal sud son dirette oltr'alpe e viceversa" e quindi che anch'esse dovevano svolgere nei periodi fieristici un'attività notevolissima, economicamente benefica per i centri attraversati.
Purtroppo alla fine del Seicento le fiere dei cambi furono sospese e regredirono quelle delle merci; motivo: la rovina e l'insicurezza delle strade in conseguenza dei passaggi di truppe. Erano quelli gli anni in cui le gride regie ordinavano in Lombardia di tagliare i boschi lungo le vie per la lunghezza di sessanta braccia, al fin di "togliere i nascondigli e i ricoveri degli assassini e assicurare la vita e le sostanze dei viandanti"
Evidentemente le strade, anche quella principale da Milano a Piacenza e a Bologna, non erano verso la fine del secolo XVII in condizione di favorire la ripresa economica che s'era lentamente iniziata da un paio di decenni. Occorreva un'opera di rinnovamento, che però si sarebbe verificata solo nell'età successiva, dopo nuove guerre e rilevanti mutamenti politici.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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