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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Ricostruzione della Lodi-Piacenza.
Lungo il corso del Settecento, in particolare dalla metà del secolo, nei vari stati italiani, sotto l'influsso delle correnti illuministiche, si manifesta una viva attività rinnovatrice. Aumentano soprattutto le opere pubbliche: su questo terreno anche i sovrani assoluti possono muoversi con minore sospetto e ottenere la collaborazione di quel nuovo ceto dirigente, professionisti, nobili, intellettuali, ecc., operoso e volto all'avvenire, che nei singoli stati, in particolare in Lombardia, va sempre più prendendo consistenza.
Per la strada che da Milano raggiunge Bologna traversando e collegando quattro stati, due almeno dei quali investiti in pieno dal movimento riformatore, s'inizia una serie di notevoli realizzazioni che ne modificano assai l'aspetto avvicinandolo a quello presente.
Settecentesco è il rifacimento, secondo un tracciato simile all'attuale, della Milano-Piacenza, specie nel tratto inferiore da Lodi in poi, attraverso Casalpusterlengo e Fombio. La strada precedente tortuosissima e stretta venne in parte radicalmente trasformata, in parte abbandonata. Il tronco Fombio-Piacenza fu rifatto per primo nel 1768 dal duca di Parma al quale il territorio apparteneva. Si dovette allargare e rialzare la vecchia strada la quale oltrechè difettosa per natura era pessimamente tenuta; fu però lasciato di legno il ponte sulla Mortizza, che ancora nel 1850 aveva in muratura solo le spalle.
Il rimanente venne eseguito dal governo austriaco. La strada fu allargata da Milano a Lodi: in prossimità di questa città venne condotta, diritta, attraverso le bassure una volta paludose, fino a una nuova porta, detta poi "porta Milano" alla quale veniva a corrispondere, per l'uscita dalla parte opposta, la porta Cremonese, pure allora (1782) ricostruita, Da Lodi in poi si seguì in parte l'antica strada di Secugnago, ma con rettifiche tali da renderla pressocchè nuova. La strada in tutta la sua lunghezza si manteneva relativamente larga. I ponti erano in muratura. Ufficialmente si chiamò "strada mantovana" perchè a Casalpusterlengo aveva una diramazione per Cremona-Mantova assai importante sotto gli Austriaci.
Come il rifacimento del tratto Fombio-Piacenza era stato legato all'attività riformatrice del Du Tillot nel ducato parmense, così quello della Milano-Fombio si doveva al nuovo ordinamento amministrativo dato da Maria Teresa e Giuseppe II ai loro domini italiani. L'opera infatti venne eseguita in applicazione del Piano per lo sviluppo e la regolamentazione della viabilità approvato nel 1777-78. Questo piano che va ricordato perchè sta alla base della moderna dotazione di strade della Lombardia e costituì un esempio per gli altri stati, stabiliva - suo primo merito - un ordinato sistema di finanziamento per le opere da eseguire (introducendo a tal fine una suddivisione delle strade in provinciali e comunali), dava precise modalità per l'esecuzione dei lavori, tutti da "appaltarsi mediante pubblica asta, in base a un cauto capitolato" e fissava i requisiti a cui le strade dovevano rispondere, cominciando dalla larghezza: per le provinciali metri 5,95. Per l'applicazione delle leggi in materia stradale si creò anche un Ufficio appunto chiamato "delle Strade"; i funzionari che lo componevano avevano, per la prima volta, incarico triennale.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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