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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Lavori nel Bolognese e nel Modenese.
Pur restando lontani da una legislazione così progredita, anche gli altri stati interessati al collegamento Milano-Bologna, davanti all'intensificarsi dei traffici, si adoperavano per assicurare la funzionalità almeno della via Emilia. Nel territorio bolognese l'antico ponte sul Reno caduto in parte nel 1771 venne restaurato radicalmente. Tre archi furono ricostruiti dalle fondamenta e tutto il manufatto tornò in efficienza. "Merita di essere osservato il grandioso ponte sopra il Reno, lungo ottocentosettanta piedi bolognesi largo circa tredici a ventun archi di luce, quasi tutto rifatto di nuovo più volte di pietra cotta...": così scriveva in quegli anni il Calindri da cui anche sappiamo come il tratto della via Emilia da Bologna al confine del Panaro, la strada di S.Felice", nella sua qualità di via postale principale, fosse allora ben mantenuta e praticabile in tutte le stagioni.
Da parte sua il duca di Modena, Ercole III, con fondi del "pubblico censo" fece costruire lungo l'Emilia due ottimi ponti, che richiesero però altrettante discutibili deviazioni della strada dal suo asse rettilineo. Il primo ponte fu terminato nel 1791 sulla Secchia a Rubiera, lungo, robusto, a nove archi. Sul Panaro si era in primo tempo intrapresa la costruzione di un ponte a una sola arcata, ma rovinò nel disarmo. Un paio di anni dopo si incominciò a costruire un altro, sotto la direzione dell'architetto Soli e fu inaugurato nel 1792, un bel ponte a due archi, con quattro torrette frontali e provvisto di cancelli.
Durante la costruzione fu annunciato il passaggio dell'imperatore Leopoldo II con la moglie: il duca di Modena volle che si allestisse per loro, sfruttando le spalle già pronte, un ponte provvisorio.
La costruzione del ponte sul Panaro, ai confini del ducato, era importante per il traffico, lungo la via Emilia, con Bologna e con il territorio pontificio. Quel traffico veniva così potenziato da Ercole II, dopo che il suo predecessore aveva cercato (consenziente l'Austria) di deviarlo, con la costruzione della via Giardini, che, unita alla via Ximenes aperta dal granduca di Toscana, permetteva, attraverso l'Abetone e Pistoia, di raggiungere Firenze da Modena senza toccare Bologna.
I miglioramenti apportati fecero sì che la Milano-Piacenza-Bologna potesse intensamente servire a quella ripresa dei traffici che le condizioni generali permettevano. E' ora infatti il periodo in cui si intensificano i commerci anche negli stati collegati da queste strade. Lo sviluppo della borghesia lombarda negli ultimi decenni del Settecento è la miglior prova dell'incremento dei trafici nel Milanese, a cui concorse, per quanto riguarda l'interno, l'abolizione dei dazi sul grano. Un nuovo mercato granario era istituito nel 1778 a Melegnano. Quanto al ducato di Parma sono noti gli sforzi del Du Tillot per eliminare gli intralci di origine medievale che ancora limitavano il commercio con la Lombardia austriaca, e abbssò i dazi di transito.
Verso la fine del secolo XVIII la nostra strada resultava dunque assai migliorata e vivificata dai benefici di un lungo e non inerte periodo di pace.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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