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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Tramonto dell'età napoleonica: Francesi e Austriaci, Pio VII e Murat sulla via Emilia.
Il regno creato da Napoleone in quello stesso 1805 nell'Italia settentrionale fu amministrativamente impiantato con modernità e larghezza d'idee. Nel suo territorio che comprese tutta la zona tra Milano e Bologna escluso il ducato parmense (diretto comunque dai Francesi) si spesero in meno di dieci anni 72 milioni di franchi per "strade e acque": molto andò per nuove costruzioni, ma anche la manutenzione delle arterie esistenti fu ben curata. Di più, veniva istituito un "Corpo di ingegneri di acque e strade" che raggiunse le 114 unità.
Malgrado benemerenze di questo genere, l'ordinamento dato all'Italia da Napoleone entrò subito in crisi dopo la battaglia di Lipsia. Quanto accadeva allora sulla via da Piacenza a Bologna rispecchiava efficacemente la drammatica situazione e ne affrettava lo scioglimento. Si svolse lungo quella strada un'incerta campagna condotta contro le truppe del regno italico nientemeno che da Gioacchino Murat, il campione dei marescialli napoleonici, alleato ora con gli Austriaci. All'inizio del 1814 quando Napoleone era ridotto a difendere il suolo francese, Murat aveva stretto questa alleanza illudendosi di conservare il trono di Napoli e forse di farsi sovrano dell'intera Penisola. Le sue truppe avevano così avanzato verso il Po.
Il Generale Nugent, austriaco, che costituiva l'avanguardia di Murat giunse fin quasi a Piacenza, ma contrattaccato di Francesi dovette retrocedere per la via Emilia presso la Secchia. Austriaci e Napoletani tentarono di nuovo l'avanzata: si combattè al ponte della via Emilia sul Rodano: Murat riportò una vittoria e rioccupò Reggio. Avrebbe potuto continuare sulla strada fino a Piacenza, ma le sue mosse di fronte ai vecchi compagni d'arme erano assai indecise. Ad accrescere l'imbarazzo di re Gioacchino durante queste vicende venne anche il papa, Pio VII, liberato, nel mutato clima, dalla semi-prigionia a cui Napoleone aveva anche lui costretto.
Murat avrebbe fatto volentieri a meno di incontrarlo, ma non poteva offenderlo apertamente: il pontefice che aveva sofferto, ma che non s'era arreso davanti alo strapotente Napoleone, veniva ovunque accolto con un entusiasmo che rasentava a volte il fanatismo.
Il 23 marzo Pio VII era a Piacenza, il 25 al passaggio del Taro che rappresentava in quel momento il confine fra i due eserciti in campagna, i Francesi lo "consegnarono" agli Austriaci del Nugent. Appena Murat seppe che anche queste truppe dipendenti da lui avevano accolto con grande riverenza il papa e lo scortavano solennemente nel suo procedere per la via maestra, ordinò al generale Carascosa di accorrere all'Enza e far sì che Pio VII non oltrepassasse Reggio. "Non appena il generale fu giunto al fiume, vi giungeva dall'altra sponda Pio VII con seco popolo innumerabile e devoto ed una scorta magnifica di cavalieri tedeschi, che benedetti e ringraziati tornavano a Parma, mentre il popolo accresciuto di altre genti, proseguiva col papa verso Reggio. E poiché le carrozze non si arrestarono, il Carascosa non entrò a parlamento e seguì la calca. Non andava scorta ordinata di milizia napoletana, ma soldati ed ufficiali confusi volontariamente nella folla ingrandivano la riverenza e le maraviglie dello spettacolo. Molti de' popolani spingevano la carrozza dov'era il papa..."
Pio VII entrava in quello stesso giorno a Reggio e a Modena, e il 31 a Bologna dalla porta S.Felice, mentre i cannoni sparavano e le campane suonavano a distesa. Re Gioacchino si recò subito a visitarlo: ma non vi fu alcun accordo. Il papa proseguì verso il sud, il Murat, con la fortuna delle armi, ripercorse l'Emilia fin sotto Piacenza. Stava studiando come assalirla, quando seppe dell'abdicazione di Bonaparte: sospese la guerra e tornò indietro fino a Bologna, e poi fino a Napoli.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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