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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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Opposizione allo straniero: fatti di Fiorenzuola e Melegnano.
Ma anche il ducato è scosso da agitazioni rivoluzionarie nel 1831, in concomitanza dei fatti di Bologna e Modena. All'insorgere dei tumulti nella sua capitale, Maria Luigia si porta a Piacenza, per il Cremonese: Parma crea un governo provvisorio. Le piccole forze a disposizione di questo governo, per lo più giovani volenterosi e non esperti, compiono la prima azione il giorno 24 febbraio, marciando per la via Emilia, su Fiorenzuola, dove, a quanto sembra, sono comparsi gli Austriaci. Ma la cittadina è tranquilla e non v'è traccia di armati: liete le milizie del governo provvisorio alzano il tricolore e si distribuiscono, a sera, per il paese. Il giorno dopo "un po' prima dell'alba la guardia a cavallo Barnaba Barbieri che stava in fazione sul ponte dell'Arda... tornò di corsa per avvertire che il nemico era a pochi passi...". C'è appena uno scambio di fucilate: gli Austriaci hanno tosto il sopravvento e sul mezzogiorno i rivoluzionari, incolonnati sulla via Emilia sono avviati a Piacenza "fra gli scherni dei soldati imperiali, legati come malfattori, vilipesi e percossi come si sarebbe usato dai turchi".
Fallimento dunque e dileggio, ma anche manifestazione aperta per un ideale, destinata a dare i suoi frutti. Ben diversa atmosfera su questa strada, su tutta la via da Milano a Bologna, diciassette anni dopo. Marzo 1848: non più pochi iniziati, ma larghissima parte del popolo attende con passione le notizie che vengono dalla capitale lombarda. Milano è insorta; Milano combatte gli Austriaci, gli Austriaci sembrano in difficoltà. Così è: la sera del 22, dopo cinque giorni di combattimento, le forze che occupano Milano sono obbligate a ritirarsi; il vecchio maresciallo Radetzky le guiderà sulla strada di Piacenza, verso il Quadrilatero. Escono sulla mezzanotte, i quartieri vicino a porta Romana bruciano; poi è buoi minaccioso. I soldati sono stanchissimi; vari ostacoli rallentano la marcia: "lungo la via per Lodi erano stati qua e là posti sbarramenti di alberi o scavati fossi, ma l'avanguardia spianò la strada", racconterà poi lo stesso Radetzky.
Affamati, sfiniti, sempre sulla bella strada mantovana che segue le tracce della via dei Romani, gli Austriaci arrivano, passato il mezzogiorno, a Melegnano. All'ingresso trovano il cammino chiuso da una barricata; entrati per esigere vettovaglie si sentono chiedere di deporre le armi. Il maresciallo è colpito, ma non reso esitante da quell'audacia: l'ordine che dà è di aprirsi la strada schiantando tutto. A sera gli Austriaci bivaccano fra le rovine. Quando si riprende la marcia, è corsa la notizia dell'eccidio fino a Lodi e oltre. "Il terrore che la morte di Melegnano diffuse innanzi a me - notò freddamente il Radetzky - ebbe gli effetti più benefici. Non mi fu opposto più alcun ostacolo".
Ma mentre egli si allontanava un moto entusiastico di libertà scoppiava ovunque: anche nei ducati si erano stabiliti governi provvisori e reggenze, e a Bologna affluivano da ogni parte volontari assieme a milizie regolari degli stati aderenti alla guerra antiaustriaca.
Tripudio intenso quanto breve: nell'agosto gli Austriaci si ripresentavano perfino a Bologna e ne occupavano gli accessi. Ma un sollevamento violento e spontaneo li respinse il giorno dopo: e, prima di tutte, la porta S.Felice sulla via Emilia fu chiusa alle loro spalle: episodio che parve un simbolo.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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