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Lombardia

 

Comunicazioni stradali attraverso i tempi: Milano-Piacenza-Bologna
a cura del Dr. Daniele Sterpos

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La Milano- Piacenza-Bologna nel nuovo stato unitario.
Ma fu una sosta assai breve. Subito dopo l'8 giugno grandi novità si verificarono nei centri collegati dalla Milano-PIacenza-Bologna, in seguito alle vittorie alleate e specialmente a questa ottenuta lungo la strada stessa, a Melegnano. Gli Austriaci decisero di ripiegare verso il Mincio. Il 10 se ne andarono da Lodi e da Piacenza, creando ostacoli per il collegamento di quest'ultima città con Milano ("Incendiarono il ponte sul Po. Ardeva la sera di funebre luce": così leggiamo in un diario di quel giorno); l'11 ritirarono il presidio di Modena e il 12 quello di Bologna, che venne prima a Modena direttamente e quindi piegò verso il Po. Nel contempo il duce Francesco V, Maria Luisa di Parma e le truppe a essi fedeli riparavano oltre il confine austriaco: il Legato abbandonava Bologna. Restava libera gran parte della Lombardia e dell'Emilia, e mentre nella prima avanzavano sicuramente le truppe franco-sarde, a Parma e a Piacenza, a Modena, a Bologna nascevano governi provvisori e subito si dichiaravano per l'annessione al regno costituzionale di Vittorio Emanuele. Dal quale regno non tardavano a venire commissari, fiduciari del governo e piccole formazioni militari.
In due settimane tutto era cambiato tre Milano e Bologna, cambiato durevolmente. La strada che univa le due città attraverso Piacenza non aveva semplicemente visto una volta di più avanzate e ripiegamenti di truppe, fughe di sovrani, passaggi di delegazioni, ritorni di esuli, adensamenti di popolo lieto o minaccioso, ma aveva assistito e, in parte concorso, al realizzarsi di un evento nuovo, decisivo per i territori su cui essa correva e per la sua vita medesima.
I rappresentanti dei governi provvisori invocando senza esitare, malgrado qualche resistenza incontrata, l'intervento del re di Sardegna agivano per la formazione di un grande stato italiano indipendente in cui vedevano sì il realizzarsi di un supremo ideale, ma anche una garanzia concreta di libertà e di progresso. A breve distanza di tempo, nel marzo successivo, ciò era formalmente conseguito con le annessioni: nasceva il regno dell'Italia settentrionale e centrale, destinato, nel volgere di un sol anno, ad accrescersi tanto da includere nei suoi confini, se non tutti gli Italiani ancora, almeno la grande maggioranza di essi. Un miracolo, quasi: era nata l'unità d'Italia "non più esistita territorialmente da tredici secoli, dall'invasione longobarda in poi, e come autonomia politica unitaria non esistita mai".
Per le strade che assicuravano il collegamento Milano-Piacenza-Bologna questo segnava la fine di un'epoca: infatti se anche non sempre esse erano state trascurate dai vecchi governi, certi loro problemi di manutenzione, sviluppo e traffico si trascinavano da secoli: ora finalmente la fusione politica della Lombardia e dell'Emilia li avviava a soluzione. In tal senso già nei primi giorni di libertà erano apparse nuove prospettive: così Giuseppe Manfredi, esponente del governo provvisorio di Piacenza, nel chiedere al Farini che si costruisse ex-novo un ponte sul PO davanti alla sua città poteva proporre un finanziamento sostenuto sia dal governo emiliano che da quello lombardo: e il Farini stesso, appena insediatosi come dittatore a Modena, ordinava che, sull'esempio di altre regioni, si provvedesse "al mantenimento delle strade nazionali e comunali a spese dello stato o dei comuni per mezzo di appalti" anziché con l'anacronostico mezzo delle "comandate in natura".
Certo i progressi non vennero subito nella misura sperata, specie per la preferenza accordata alle ferrovie, ma l'unificazione era loro premessa indispensabile e sicura. Con l'unificazione i collegamenti stradali tra Milano, Piacenza e Bologna si inserivano in un sistema viario più completo, in questo risolversi acquistavano nuovo respiro e perdevano molti dei caratteri individuali che li avevano distinti nelle età precedenti. Possiamo perciò qui ritenere giunta a un punto conclusivo la vicenda delle strade dirette che ad essi fondamentalmente servivano, viste come vie particolari, di comunicazione fra centri ben differenziati quanto a situazione politica e a struttura economica.
Vicenda fin dai suoi inizi sempre, come s'è visto, legata ad avvenimenti di massima importanza per la regione padana e per l'Italia, elemento attivo di essi per l'azione condizionatrice dei grandi tracciati sui movimenti degli individui e delle masse; e quindi viva e non trascurabile parte della nostra storia. Vicenda ricca di motivi umani perchè sempre intrecciata con quella di infiniti uomini oscuri che vissero e operarono nei piani di Lombardia e di Emilia, il cui ininterrotto fluire determinò la permanenza della strada e fu l'elemento base della sua attività. Vicenda anche, a suo modo, pienamente svolta e conclusa. I Romani collegando "Bononia" con "Placentia" e "Mediolanum" avevano diretto, più o meno consapevolmente, una via di penetrazione verso il cuore dell'Europa, allora povera e incolta. L'unità e il trionfo degli ideali risorgimentali ricongiungevano materialmente e moralmente l'Italia a popoli di altissima civiltà non ignara del messaggio romano: le comunicazioni tra Milano e Bologna assumevano ancora un interesse europeo, interesse destinato continuamente ad accrescersi col maturare dei tempi e col progredire della tecnica stradale.

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Soc. Concessioni e Costruzioni Autostrade p.a (Gruppo I.R.I.) - Ed. Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1959



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