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Piemonte

 

La Pieve di Viguzzolo
di Pinuccia Rubini

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La formazione delle Pievi
La formazione delle Pievi nell’antichit� � strettamente legata al processo di diffusione del Cristianesimo nelle campagne e al conseguente estinguersi del paganesimo. Come il processo di diffusione del messaggio di Cristo non deve essere considerato quale fenomeno omogeneo e continuo e forza che coinvolse automaticamente e nella stessa misura il popolo, cos� la formazione delle Parrocchie Rurali deve essere vista come processo graduale, diverso da zona a zona.
Fino al III secolo non conosciamo niente di preciso a proposito della diffusione del Cristianesimo. Possiamo solamente dire che si era propagato con maggior facilit� nei Paesi Orientali, mentre per quanto riguarda i Paesi Occidentali ed in particolare l’Italia, molte furono le difficolt� che esso aveva incontrato nella sua espansione. Due furono gli ostacoli più duri da superare nel nostro Paese:
1) le classi colte che vedevano nel Cristianesimo un avversario all’egemonia politica di Roma;
2) le plebi che erano attaccatissime ai loro culti locali.
Per quanto riguarda il primo ostacolo possiamo dire che le classi colte, dopo qualche periodo di resistenza, avevano accettato il Cristianesimo come religione ufficiale.
Il secondo ostacolo fu molto più arduo da superare e, se nelle citt�, la nuova religione si diffuse pienamente nel IV secolo, nelle campagne ancora alla fine del VI-VII esistevano nuclei pagani. La frequente presenza degli imperatori cristiani da Costantino in poi con i loro eserciti, la creazione delle prime diocesi nei centri più importanti e più popolosi, l’influsso di Roma per l’Italia Meridionale e di Milano per il Settentrione, furono certo elementi di grande importanza per la diffusione del Cristianesimo tra le popolazioni cittadine.
Nelle campagne questi influssi si fecero sentire in maniera decisiva molto più tardi rispetto alle citt� e, il messaggio cristiano, anche se arriv� alla popolazione agreste prima della formazione delle Parrocchie Rurali mediante i missionari e gli stessi abitanti della citt�, fu frammentario e dispersivo e non poteva certo competere con l’attaccamento delle plebi alle loro divinit� locali.
In campagna la vita quotidiana era, anche nell’antichit�, più impregnata di religione di quanto non si verificasse nell’ambiente cittadino. La popolazione rurale conservava tenacemente culti preromani, romani, gallici e orientali che si erano sovrapposti e mescolati con il passare del tempo.
Accanto a questo aspetto non dobbiamo dimenticare che il culto di una specifica divinit� era tipico di un intero gruppo sociale. La religione veniva cos� ad assumere un aspetto sociale e comunitario per cui un dio locale diventava un elemento molto importante per garantire l’unit� di un certo numero di individui.
La diffusione del Cristianesimo tra le popolazioni rurali dunque, fu compito difficoltoso per la Chiesa. E se il Sud, grazie alla vicinanza di Roma, pot� avere alla fine del IV secolo numerose diocesi, il Nord cristiano, nonostante la notevole influenza di Milano, non riusc� ad assorbire facilmente la popolazione rurale.
L’opera dei Vescovi di Milano fu molto ardua soprattutto perch� proprio nel Settentrione l’attaccamento agli dei pagani era molto forte e non bastavano certo le piccole comunit� cristiane esistenti nel territorio agreste e gli intraprendenti missionari a debellare i culti idolatrici.
Occorreva, se mai, da parte della Chiesa una organizzazione capillare nelle campagne, formata di piccole cellule di valore basilare che svolgessero anche nel territorio del pagus tutte le funzioni che le diocesi avevano già nelle citt� grandi per convertire, prima attraverso la predicazione e poi attraverso il Battesimo, la popolazione agreste alla parola di Cristo.
Proprio per adempiere a questo compito la Chiesa decentr� la parrocchialit�, un tempo raccolta nella chiesa cattedrale, cre� delle "ramificaziooni": le cosiddette Parrocchie Rurali che nell’Italia Centro-Settentrionale furono chiamate Pievi. In altre parole le Pievi e più in generale le Parrocchie Rurali, costituirono le cellule basilari della Chiesa e furono create proprio in quei luoghi che, dal punto di vista geografico, sociale, economico, giuridico, potevano meglio irradiare il messaggio cristiano. Nacquero insomma dove era stabilito il popolo e si pu� dire, a ragione, che la storia della Parrocchia Rurale sia la storia del popolo rurale.
Lo stesso nome "Pieve" non fu usato a caso: esso deriva dal latino "plebs" (plebe) secondo la definizione data da Tacito e da Ammiano Marcellino e stava ad indicare la più modesta classe sociale degli uomini liberi, sia presso i Romani sia presso i Germani. Nel nostro caso questo termine indica i villici, cio� gli uomini delle campagne che si raggruppavano nelle Parrocchie Rurali come entit� sociali e poi necessariamente come entit� territoriali. E' facile capire che, tenendo conto della tendenza della filosofia cristiana a spiritualizzare ogni cosa, anche nella vita concreta, attraverso un processo mentale di astrazione, "plebs" fu estesa al tempio ove il popolo si riuniva, cos� come il nome "ecclesia", non solo indic� la riunione dei fedeli, ma il luogo di adunanza dei fedeli stessi. Inoltre il termine "plebs" indicava talvolta anche il distretto civile, raccogliendo in s� tutti gli aspetti della vita delle campagne.
Cos� la diffusione del Cristianesimo nelle campagne e quindi la corrispettiva nascita delle Parrocchie Rurali, si erano realizzate in modo che la comunit� cristiana si compenetrasse nell’aggregato sociale, economico e giuridico entro cui essa viveva partecipando alla sua stessa vita.
Fu certo una decisone sapiente della Chiesa quella di avvalersi dei preesistenti ordinamenti sociali delle campagne per creare le Pievi, ma ci� non bast�, almeno agli inizi, ad assicurare al Cristianesimo una facile diffusione nei territori agresti.
Non dobbiamo dimenticare che la popolazione rurale � lenta e restia a compiere il "primo passo", proprio perch� troppo spesso non ha coscienza di una evoluzione sociale.
Quando si pensa alla formazione di una Pieve, viene spontaneo immaginare che il Vescovo mandasse uno dei suoi Sacerdoti in una localit� adatta all’organizzazione di una Parrocchia Rurale che raccogliesse gli abitanti di un distretto. In realt� quest’opera di organizzazione non si effettu� grazie all’attivit&‌agrave; del singolo, n� immediatamente, ma fu la risultante del lavoro di un gruppo di Sacerdoti e si svilupp� con gradualit�. I ministri di Dio, che si dedicavano alla creazione di una Pieve, erano numerosi e avevano una gerarchia che si modellava sull’esempio di quella della Cattedrale, naturalmente in maniera ridotta. Abbiamo a questo proposito, diverse testimonianze che parlano di tale gerarchia, composta di Accoliti, Suddiaconi, Diaconi e Presbiteri.
Il problema si fa complesso quando si tenta di stabilire come viveva il clero della Pieve, perch� non abbiamo documenti che ci diano notizie in proposito e dobbiamo affidarci esclusivamente alle interpretazioni, diverse e contrastanti, degli storici che si interessarono di tale questione. Noi ci limiteremo a citare due posizioni tra di loro contrarie: quella del Forchielli e quella del Palestra.
Il Forchielli ci parla di vita in comune del clero e quindi di collettivit� di beni nelle Pievi, perch� la Chiesa aveva avuto organi molteplici che, per tutto il Medio Evo, furono collegiali: a questa regolamentazione non fecero eccezioni le Parrocchie Rurali. Se la costituzione della Chiesa, sempre secondo il Forchielli, fu per molto tempo corporativa e se la propriet� ecclesiastica fu collettiva, i più antichi patrimoni parrocchiali non furono i benefizi, bens� beni comuni le cui rendite servivano al sostentamento dei Chierici.
Lo stesso concetto di "titolare", che designa l’amministratore dei beni plebani, figura molto importante nella dottrina canonistica, dimostra che il patrimonio delle Parrocchie Rurali non poteva essere la concessione in precario del beneficio. Quest’ultimo fu se mai il prodotto della successiva individualizzazione del patrimonio, prima comune e collettivo, e non una forma di reddito a s� stante. In altre parole, come nella storia della propriet� civile, per il Forchielli, si passa da forme collettive a forme individuali di possesso, cos� nella storia della propriet� ecclesiastica si passa da forme collettive, collegiali, corporative, a forme individuali e beneficiarie.
Il Palestra � su posizioni molto diverse nel momento in cui afferma che la Pieve non include necessariamente il concetto di vita comunitaria e che, anzi, proprio perch� il clero della Parrocchia Rurale era un "clero itinerante", tutto intento a portare tra la popolazione rurale il messaggio cristiano, la vita in comune era pressoch� impossibile.
Partendo da questo presupposto il Palestra arriva a dire che l’unica fonte di reddito del clero plebano era costituito dal beneficio e dalla libera elemosina.



indice

presentazione
formazione delle pievi
cenni storici
descrizione architettonica

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planimetria del luogo
ove sorge la Pieve

disegno di
Ferdinando Gavarini

1994 - Ed. Comune di Viguzzolo



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