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Master Biennale in Paesaggistica, Università degli Studi di Firenze, a.a.2003-2004
TESI DI SPECIALIZZAZIONE DELL'ARCH. DANIELA BORRONI
Il Parco dei Giganti in Zivido - San Giuliano Milanese
Paesaggio in memoria della Battaglia di Marignano (1515)

Relatori:
Prof. Arch. Biagio Guccione
Prof. Dott. Forestale Fabio Salbitano
Tutor Arch. Tessa Matteini

A San Giuliano Milanese, nella frazione di Zivido, un'area agricola di 15 ettari è stata destinata a parco urbano. Il contesto territoriale è quello dell'orlatura meridionale dell'area metropolitana milanese, che si espande lungo la Via Emilia con una frangia urbana e infrastrutture tecnologiche che segnano in modo prepotente il paesaggio intorno ai nuclei storici. Queste aree residue, incluse nel perimetro del Parco Agricolo Sud Milano e attanagliate dalla crescita urbana, assumono il ruolo di area verde al servizio della città ma mantengono il legame con la struttura agricola storica.
Insieme alle aspettative degli abitanti per il nuovo parco emerge una storia in attesa di essere raccontata: è la famosa battaglia di Marignano, nota come "la Battaglia dei Giganti", avvenuta in queste campagne e commemorata ogni anno dai cittadini attraverso una rievocazione in costume. Lo scontro tra Francesco I di Francia e le truppe mercenarie svizzere assoldate dal duca di Milano Massimiliano Sforza, il 13 e 14 settembre 1515, ha cambiato le sorti del ducato di Milano, occupato dai francesi, e della Svizzera che scelse qui la sua neutralità. Fu, come sono tutte le guerre, un conflitto per il potere e la conquista di terre. Il progetto del Parco dei Giganti, cerca di dare una risposta alle esigenze della popolazione e alle problematiche di un parco metropolitano facendo emergere i caratteri storici del sito e traducendo la commemorazione di un evento storico in una riflessione sulla drammaticità dei conflitti.
Concorrono a definire le scelte progettuali le analisi del paesaggio dal punto di vista ecologico, fruitivo, storico e percettivo.
Il ruolo nell'ecomosaico territoriale di un'area interclusa da urbanizzazioni è di elemento di appoggio ("stepping stones" in ecologia del paesaggio) per la ricostituzione delle reti ecologiche. A tale ruolo si può ambire in un parco urbano attraverso un intervento di forestazione con elevata diversità specifica e specie legate alla vegetazione potenziale della zona.
La messa a sistema delle risorse territoriali partendo dalla riqualificazione delle strade campestri rende fruibile ai cittadini il patrimonio storico-ambientale. Il progetto di una greenway nell'area tra la Via Emilia e il Lambro, tra San Giuliano e Melegnano, tutelata come "bellezza paesaggistica", può contare sull'appoggio di molti elementi di pregio e dà un valore aggiunto al nuovo parco, nodo portante di questo percorso verde.
Il progetto utilizza e reinterpreta i segni materiali che hanno caratterizzato e plasmato il paesaggio della bassa pianura: l'acqua e le sistemazioni agrarie di bonifica e irrigazione, il bosco planiziale, la piantata di alberi vitati, cioè della coltura promiscua della vite su sostegno vivo (su gelsi, pioppi, olmi e aceri), gli alberi da frutto, i pioppeti, i filari di pioppi cipressini (Populus nigra "italica" L.) e di salici da vimini (Salix viminalis L.) e le siepi polispecifiche.
Nella percezione visiva l'area è racchiusa da margini non continui ed è divisa in due ambiti dalla strada campestre. Le emergenze architettoniche sono gli elementi di riferimento e di attrazione nello spazio. Altri elementi sia lineari (cavi e piloni degli elettrodotti) che puntuali (lo scheletro del grande albergo non terminato e il capannone di deposito) si connotano come fattori di detrazione e instaurano un rapporto di contrasto con l'intorno. Per la fruizione sonora dei luoghi è necessario fare in modo che le aree a parco siano schermate dai rumori esterni che superano le soglie limite di immissione, come evidenziato dai rilievi effettuati durante il lavoro svolto per Agenda 21. Le sorgenti di rumore da schermare provengono da sud-ovest, dalla ferrovia Milano-Bologna, dall'autostrada A1, dal traffico lungo la Via Emilia e dalle attività produttive.
Il principio informatore il disegno di progetto è la geometria, con forme elementari di grande impatto che rendono lo spazio facilmente leggibile e riconoscibile. Il parco è articolato compositivamente e funzionalmente in parti complementari.
Nucleo centrale è "il prato della battaglia" che evoca lo scontro tra due parti, simboleggiate da un semicerchio di bosco coi suoi "avamposti" di carpino (Carpinus betulus fastigiata L.) e da un filare di farnie (Quercus robur L.), con al centro il "campo di battaglia": sulla superficie a prato di due ettari e mezzo si incrociano e sovrappongono, come le lance del quadro raffigurante la battaglia dei Giganti, fasce di pavimentazione in pietra, legno, gomma riciclata e cemento. Sono linee che in uno spazio privo di un centro diventano percorsi ed evocano la potenza di uno scontro.
L'ampio semicerchio è racchiuso dal bosco (di circa 4 ha) che isola il cuore del parco dagli impatti visivi ed acustici. L'intervento selvicolturale mira a ricreare la foresta di farnia e carpino (il querco-carpineto) che è la formazione più complessa ed evoluta della vegetazione di pianura. La formazione di un bosco è ottenuta dall'impiego di un numero di piante di piccole dimensioni più elevato rispetto alla densità desiderata a maturità e da una gradualità nella gestione selvicolturale. È preferibile scegliere il rimboschimento intensivo che prevede operazioni più complesse ma è idoneo su superfici di pochi ettari in aree vicine all'abitato perché anticipa i tempi di apertura al pubblico dopo solo circa 5 anni. Il "bosco urbano" al servizio delle aree con intensa fruizione deve avere la presenza di un adeguato corredo di strutture di servizio.
Asse strutturante del parco è il viale che riprende la giacitura della campestre. Le alberature hanno dimensioni crescenti percorrendo la direzione dal borgo alla campagna: alberelli di biancospino (Crataegus monogyna Jacq.), poi aceri campestri (Acer campestre L.), olmi (Ulmus minor Mill., clone resistente a Ophiostoma novo-ulmi) e farnie (Quercus robur L.) in corrispondenza del grande prato e infine pioppi cipressini (Populus nigra "italica" L.) nell'ultimo tratto.
Dall'altro lato del viale il terreno in declivio verso il fiume Lambro, racchiuso dalle urbanizzazioni, viene articolato secondo una griglia di 40x40m dividendo le "stanze verdi" dei giardini di quartiere. I percorsi sono affiancati da filari di diverse alberature con specie storicamente utilizzate nella "piantata" quali aceri (Acer campestre L.) e gelsi (Morus alba L.) e altre in varietà, quali ciliegi (Prunus padus L. e Prunus serrulata "Kanzan" Lindl.), meli (Malus floribunda Sieb.) e peri (Pyrus nyvalis Jacq.). I giardini di quartiere servono alle scuole per l'educazione ambientale o come orti didattici, quali giardini/orti familiari in affitto (già presenti nell'area in forma abusiva) e quali zone destinate a feste e pic-nic, al gioco delle bocce e come area cintata dedicata ai cani. La differenza tra quota del viale e quella delle residenze di circa 4,5 m è risolta con dei gradoni a prato che sottolineano il declivio scandendo geometricamente la superficie. Nella zona dei giochi la piantagione regolare di pioppi, salici e ontani alternati richiama i "blocchi" dei pioppeti che interrompono il piatto skyline della pianura. La relazione visiva con le residenze viene mediata dalle alberature interrotte in corrispondenza dei canali ottici che si aprono tra i blocchi residenziali. Le attrezzature per il gioco dei bambini sono collocate sulla pavimentazione in calcestre e a chiusura visiva dei tre percorsi trasversali, su una pavimentazione circolare in gomma anticaduta, cui fa da sfondo una siepe in Salix purpurea.
Il progetto prevede la costruzione di un edificio per attività sociali, ristoro, sede degli uffici del parco, un piccolo spazio museale, l'archivio storico e un piccolo auditorium.
La cavea dell'arena (che diverrà il teatro della rievocazione storica) si inserisce nella griglia regolare interrompendola. La forma è un'ellisse, sottolineata da querce fastigiate (Quercus robur "fastigiata" L.), con gli assi di 80 e 65 m, con la scena posizionata in uno dei due fuochi e le gradinate a prato sviluppate sul perimetro opposto.
L'acqua della roggia viene utilizzata per realizzare un più articolato sistema di canali disposti sulla giacitura delle centuriazioni romane e controllati da chiuse e partitori. Elemento nodale del sistema è una vasca che funge da bacino di accumulo per l'acqua per l'irrigazione del parco e che diventa percettivamente elemento chiave a cavallo tra le due parti del parco separate dal viale centrale.
Si deve completare la chiusura data dalle residenze con una recinzione che limiti l'accesso garantendo maggiore controllo e sicurezza all'interno. Gli accessi principali sono quattro accanto ai quali sono localizzati i parcheggi.
La dimensione dei percorsi principali presuppone una fruizione ciclabile oltre che pedonale. Le pavimentazioni dell'asse e del semicerchio sono in asfalto colato trasparente, le piazze di accesso in autobloccanti di cls, di colori e tessiture che somigliano a materiali naturali e i percorsi secondari e l'area giochi in calcestre.

(di Daniela Borroni, pubblicato su "Lineaverde" mensile di attualità e informazione tecnica per il Professionista del Verde, giugno 2005)

 
 
 
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