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Mezzano

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Vicende storiche bimillenarie di una cascina lombarda: Mezzano di San Giuliano Milanese
(relazione di Giuseppe Carimati, Colonnello Medico, tenuta al Ristorante "Portone" di Melegnano nel 1961 in occasione di una riunione del Rotary Club Milano Sud)

Dai documenti conservati nella Biblioteca Ambrosiana si apprende che il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli (Sacerdote e giureconsulto dei marchesi di Arluno, figlio di Francesco e di Camilla Dardanoni, eletto arcivescovo di Milano il 14-VI-1743, elevato agli onori della porpora il 9-IX e morto il 27-4-1783 ad anni 86), nella visita pastorale fatta alla Pieve di Melegnano nel 1749, fece rilevare l'esistenza in Mezzano di 3 edifici religiosi. L'oratorio "sub titolo Sancyae Elisabeth", un secondo "sub titolo Sanctae Virginis ad Nivem" e un "Ossarium elegantis structurae" "in quo Mortuorum ossa recto sunt ordine disposita", che si trova sulla destra di quest'ultmo Oratorio.
Prima di addentrarmi nella realzione sui tre citati edifici religiosi, mi sembra doveroso ed opportuno fare accenni sulla storia di Mezzano, alla quale gli edifici religiosi sono, in parte, intimamente connessi.
Dal 15 marzo 1881, in cui il Castelfranco Pompeo scoprì a Mezzano tombe galliche di combusto, con numerose stoviglie ed oggetti metallici gallici, Mezzano venne ritenuta dagli studiosi zona archeologica gallica di primaria importanza.
Le tombe vennero trovate in "un rivone di campo, lungo una antica strada". Mio padre che ebbe ad acquistare Mezzano nel 1883, mi precisò che le tombe erano state trovate nella località ora occupata da orti, lungo la strada comunale che da Mezzano porta al Vettabiolo. Secondo il Castelfranco le dombe dovrebbero rimontare a 300/200 anni a.C.
A Mezzano sono visibili ancora due coperchi di granito appartenenti a sepolcri romani, con le 4 alette, lunghi m.2,32 e larghi m.1,16. Detti coperchi furono descritti dallo stesso Castelfranco e da lui ascritti al terzo o quarto secolo era volgare. Uno dei due avelli è in opera da data immemorabile nel cortile grande della cascina, e serve a raccogliere l'acqua che viene pompata da un pozzo e di esso ne viene fatto cenno nella consegna del 1839 del Conte Ambrogio Lurani proprietario della cascina al Sig. Carimati Luigi col figlio Felice fittabili, in cui si è detto che un "avello di vivo è intraposto" tra due pilastri di cotto di un comparto di portico, sotto una pompa d'acqua.
Pia Laviosa Zambotti, per la storia di Milano del Trecento, afferma che Sestogallo è un toponimo di Sesto Miliario da Milano, che Occhiò sarebbe altro toponimo di Octavio Miliario. Sono due paesi situati sulla sinistra della Vettabbia.
Mezzano trovasi invece sul rivone destro della Vettabbia e per la sua posizione elevata certamente avrà avuto anche in passato una notevole importanza e può essere non errata la supposizione che da Mezzano passasse una strada romana la quale, seguendo l'argine destro dalla palude vettabina, andasse a ricongiungersi a Melegnano con la via costruita dal Console Emilio e lambente la sponda sinistra della palude vettabina.
La via Emilia originaria doveva essere molto tortuosa, perchè seguiva le sinuosità della palude. S. Carlo Borromeo per le visite pastorali della Pieve di S. Giuliano, adoperava una carta topografica dalla quale è visibile questa tortuosità.
Il bel percorso rettilineo attuale della via Emilia da Milano a Melegnano è il frutto dell'inalveamento con rettifilo del Redefossi, rimontante al 1783, le cui acque erano allora di proprietà dell'Ing. Pietro Parea. Il terrapieno della strada ferrata Milano-Melegnano è del 1863-65; la Roggia Vettabbia poi è stata rettificata, inalveata e ampliata nel 1905. Queste tre opere hanno profondamente modificato la configurazione della grande palude-vallata della Vettabbia romana, trasformata per opera dell'uomo in magnifiche marcite invidiateci dai tecnici di ogni paese.
Quando sono stati costruiti i tre edifici religiosi? Nulla si sa di preciso. Bisogna andare per intuizione.
Incominciamo dall'Ossario. Il Cardinale Pozzobonelli nel 1749 lo rileva nella elegante forma pervenuta fino a noi, con la cappelletta ossario ed il pronao con due colonnette di granito, sotto il quale è affrescata una Madonna col Bambino. In quell'epoca i cadaveri "incolarum" venivano sepolti nella attigua Chiesa di S. Maria Vergine ad Nivem, come già in precedenza ai tempi di S. Carlo Borromeo (1567). Si dovrebbe perciò amettere che le ossa "recto ordine disposita" non fossero quelle degli abitanti di Mezzano. Se si pensa invece che il 13-14 settembre 1515 nella zona era stata combattuta la così detta "battaglia dei Giganti", con epicentro a Zivido, fra gli Svizzeri di Carlo V comandati dallo Sforza, e le truppe di Francesco I, se si pensa che ancora oggi l'angolo del terreno racchiuso dalle strade comunali verso il Vettabiolo e verso il Pedriano è contraddistinto col nome di Prato dei Morti, viene spontanea la supposizione che le ossa siano appartenute a militari che avevano partecipato alla famosa battaglia. Di questa cruenta battaglia può ritenersi un cimelio una grossa sfera di granito del diametro di cm.50, sfera che veniva usata come proietto da cannone e che si conserva ancor oggi nella Cascina a Mezzano. E poichè il Cardinale Carlo Borromeo nelle sue visite pastorali del 1560 e del 1584 non fa cenno dell'esistenza dell'Ossario, e pichè anche il Cardinale Federico Borromeo nelle relazioni delle sue visite pastorali dal 1595 al 1631 tralascia di parlare di esso, mi sembra logico supporre che l'Ossario sia stato costruito dopo la morte del Cardinale Federico Borromeo.
Al Tempietto Ossario traggono ancor oggi molti fedeli, essendo tenuti in grande venerazione i Morti ivi raccolti. I lumicini ardono sempre davanti alle ossa ed elemosine vengono gettate sul pavimento dell'ossario dalla grata posta a protezione della finestra sotto il pronao che, nella parte superiore, è arcuata. Nella mia gioventù ho sentito spesso pronunciare, dalle persone che andavano all'Ossario ad implorare o chiedere intercessioni, questa espressiva frase "O Morti de Mezan, sberlè un oec" (spalancate un occhio).
L'oratorio dedicato alla Beata Vergine della Neve, tutt'ora esistente, fu visitato nel 1557 in visita Pastorale da Cardinale Carlo Borromeo, al quale erano state affidate le cure della Diocesi dal 1550 e che furono tenute sino al 4 novembre 1584. Egli nelle note che soleva fare dopo le visite pastorali, lasciò detto che l'Oratorio non aveva dote, che non aveva paramenti, che non era soffittato tranne che sopra l'altare, che la porta non aveva chiave, che non si celebravano uffizi divini se non nel giorno della festa patronale. Il Santo Cardinale annotò che gli abitanti gli avevano inoltrato una petizione per essere aggregati alla Parrocchia del Borgo di Melegnano perchè più vicina di quella della Pieve di San Giuliano che allora aveva giurisdizione su Mezzano.
A conclusione della visita pastorale Egli lasciò scritto la sua ordinanza di far soffittare la Chiesa e di far chiudere la porta con chiave dando inoltre disposizione che "essendo stato lamentato che degli abitanti di Mezzano erano morti senza Sacramenti" "per colpa del Parroco di Melegnano" qualora effettivamente la Chiesa "del Borgo di Melegnano" fosse risultata più vicina di quella "della Pieve di S. Giuliano", gli abitanti di Mezzano dovevano far parte della Parrocchia di Melegnano.
Per la topografia del fondo, a questo punto giova far noto quanto risulta dalla "Mapa del F. di Mizano, Pieve di S. Giuliano, cominciata da me Don Giuseppe de Linas, nell'anno 1722".
Il terreno di Mezzano fuori dell'avvallamento della Vettabbia era allora intersecato da due strade vicinali, delle quali sono attualmente rimasti solo dei reliquati e ridotti a semplici strade campestri private e consorziali.
La prima proveniente da Montone, strada che veniva intersecata poco dopo il suo inizio, da quella comunale ora come allora diretta a Zunico o a Viboldone col tracciato pervenutoci, con andamento pressocchè rettilineo con direzione predominante da nord a sud, andava a raggiungere Pedriano. E' rimasto di essa il primo tratto, ora strada privata campestre servente allo scarico dei campi Sambughetto Scarionino e Scarione già di proprietà dei Conventuali. Il secondo tratto della strada, perchè non usufruita per il transito vicinale, fu utilizzato per scavarvi il cavo traducente a favore dei proprietari di Breno le acque del cavo marocco acquistaate per irrigazione del fondo nel 1812, sino al cosiddetto guado del Cavo Annone. Da qui, quale terzo tratto, la strada esiste tuttora sino a Pedriano ed ha preso il nome di strada consorziale del Malè.
La seconda strada da esta a ovest (indicata quale strada per Carpiano nella mappa del 1854) si iniziava dalla contrada di Mezzano che divideva i caseggiati dei Conventiuali da quelli del Conte Casati, raggiungeva col tracciato tuttora esistente il già citato guado del cavo Annone e dopo di avere quivi intersecato la menzionata strada Montone-Pedriano proseguiva sino al termine della proprietà dei Padri e precisamente seguendo il tracciato dell'attuale costa tra la roggia Carpana e la roggia Francolina, si portava alla cascina di Francolino, per raggiungere poi Carpiano.
Il Cardinale Pozzobonelli nel 1750 per le sue visite pastorali usava controllare una sua carta topografica con la leggenda "Dichiarazione delle Chiese ed Oratori contenuti nella Pieve di Melegnano". In detta carta topografica risulta chiaramente incluso il territorio di Mezzano nella Pieve di Melegnano e sotto la lettera "T", con la quale è contraddistinta la Cascina di Mezzano, sono fatti rilevare due luoghi Sacri "La visitazione della B.V.M. a Santa Elisabetta oratorio di PP. di S. Francesco e S. Maria della Neve, oratorio".
Del saggio provvedimento del Santo Cardinale ne usufruiscono tuttora gli abitanti di Mezzano, e ne sono gelosi.
L'Oratorio nel 1597, per delega del cardinale Federico Borromeo, fu ispezionato da Visitatore Canonico Rusca, il quale relazionò che l'Altare era stato consacrato "ut constat ex signis", che l'Oratorio non ha liturgici paramenti, che ha un semplice tetto non soffittato, che nella nicchia "depressa et angusta indecens" è costruito l'Alatre "non a formam", che vi è un solo confessionale "non ad formam", che all'ingresso della Chiesa "est janua non satis tuta", che la Dottrina Cristiana viene insegnata a "pueros et mulieres", che vi è un campanile "cum campanula unica", che i cadaveri vengono inimati nell'oratorio, che non vi è obbligo di celebrazione di funzioni religiose, le quali però venivano fatte celebrare, ogni anno, dalla pietà degli abitanti, che l'oratorio aveva una volta una dote di 1500 (sic) scudi d'oro, dote che fu presa dai "Fratribus S. francisci possidenti et abitanti" per la celebrazione di una messa quotidiana, che la veste per il Priore della Dottrina Cristiana non ha alcun valore, che infine di fianco alla Chiesa vi è un luogo con "arbores moros" che vengono locati.
In migliori condizioni l'oratorio viene trovato da altro Visitatore Delegato dal cardinale Federico Borromeo nel 1602, il quale dopo di aver rilevato le dimensioni del luogo Sacro, riferisce che la predella è "ad formam" e che dista dal cancello cubiti 1616 (sic), che la mensa dell'Altare è "ex tabulis", che sull'Altare vi è una croce con due candelabri "ex Auricalcho" mentre altri due sono "ex ligno", che la cappella presenta "ut antiquibus picturas", che in questo oratorio vi si insegna la dottrina cristiana "utriusquae sexus" , che si celebra messa "in die solenitate B.V. ad Nivem".
Il Cardinale Pozzobonelli Giuseppe successivamente ci ha lasciato una dettagliata relazione sulla visita pastorale da Lui fatta nel 1749 all'Oratorio "sub titulo Sanctissme Virginis ad Nivem in loco Mezani" che ci piace sunteggiare. Questo Oratorio è costruito vicino alla strada ed alla sua destra avvi un "Ossarium elegantis structurae" "in quo mortuorum ossa recto sunt ordine sipsosita" sulla parete esterna "exprimantur" varie immagini, S. Giuseppe, S. Francesco d'Assisi, S. Gerolamo e S. Giovanni. Alla sommità del frontespizio è infissa una Croce e più sotto vi è dipinta una immagine della Vergine con la scritta "Nunquam defuit nix Libani, gloria Libani".
All?oratorio si accede "per gradum lapideum". "Unum est sepulcrum, in quo incolarum cadavera tumulantur, ad uno tantum tegumento lapideo aperitur". Tanto nella parete di destra che in quella di sinistra si aprono due finestre quadrate contrapposte. Si accede alla cappella per un gradino marmoreo e, dal piano della Cappella all'Altare per una predella lignea. "In conspectum altaris pendet lampas ex auricalcho, quae oleo, ex ulivis expresso, nutritur". Sull'arcata che divide la chiesa dall'abside, vi è dipinta in un tondo un'immagine di S. Antonio patavino a sinistra ed a destra quella della S. Eurosia Vergine et Martire. Mentre nella parte superiore dell'arco a sinistra è dipinta l'effige di S. gabriele salutante la Vergine, adestra è contrapposta l'effige della Vergine che risponde al saluto dell'Angelo. Nell'Oratorio "non procul ab eisu ostio, vas marmoreum aquae benedictae est a columnella suffultum", il pavimento è in "arenarium" "et coelum inferius constat ex assibus". "Longitudo oratorium est brachiorum quinque super viginti, latitudo brachiorum decem, et altitudo duodecim, quibus fabri lignari utuntur". Nella Cappella a destra vi è una porta per accedere alla sacrestia illuminata da una finestra alta 5 braccia, lunga e larga 6 con i pavimenti in laterizio e con "coelum" in legno.
In questa Sacreastia vi è la porta di accesso alla torre campanaria quadrata che porta due campane e con infissa alla sommità una croce in ferro. In questo Oratorio tutti i giorni dai padri Conventuali di S. francesco veniva celebrata la messa (forse per la dote dei 1500 ducati d'oro da loro presi) per di più nei giorni festivi di precetto veniva impartita la Dottrina Cristiana "per utroque sexu".
Delle pitture sopracitate, sono pervenute sino a noi solo quella relativa a S. Antonio patavino a sinistra e quella di S. Eurasia a destra sull'arco che divide la chiesa dall'abside. Risalgono pertanto a dopo il 1500. Anche il "vas marmoreum aquae benedictae" con relativa colonnetta è ancora quella descritta da Cardinal Pozzobonelli.
Nella nicchia sopra l'altare si trova ora deposta una statua di gesso dipinta, raffigurante la Madonna Addolorata. Nella chiesa vi è inoltre un grande quadro ad olio, di autore ignoto, raffigurante la miracolosa caduta della neve il 5.8 sul monte Esquilino sul quale da Papa Liberio (352-355) venne poi fatta edificare la chiesa di S. Maria Maggiore.
L'oratorio è stato restaurato eriparato dalle sorelle Marietti, proprietarie allora del fondo sul quale era stata edificata la chiesetta, subito dopo il 1900. Alla campanula citata dal Cardinale Federico Borromeo, alle due campane rilevate sulla torre campanaria dal cardinale Pozzobonelli, nel 1890 venne aggiunta una terza "campanula" a cura del Carimati.
L'Oratorio "sub titulo Sanctae Elisabeth", del quale rimangono sfortunatamente ora solo delle vestigia, ha avuto una storia multisecolare, intimamente legata alla vita dei RR. PP. Minori Conventuali di S. Francesco "possidenti et abitanti" di Mezzano.
I Religiosi Padri Minori Conventuali di S. Francesco si introdussero a Milano nel 1221, 5 anni prima della morte del Serafico fondatore dell'Ordine. Ebbero il loro primo collocamento per opera dell'Arcivescovo Enrico Settala in S. Vittore al Teatro, e dopo di essere stati in S. Maria Fulcorina, nel cui Convento, secondo la tradizione, avrebbe soggiornato S. Francesco, con Breve del 25 agosto 1255 del Sommo Pontefice Alessandro IV, furono trasferiti nel Convento detto poi di S. francesco Grande, edificato sul terreno occupato ora dalla Caserma detta di S. Ambrogio.
Come e quando i Padri Minori Conventuali siano venuti in possesso di parte di Mezzano, non è stato possibile precisare.
Presso l'Archivio di Stato di Milano esiste una nota in carta pergamenata di un Rogito del Notaio Bartolomeo Antonio Fagnano, del 18 ottobre 1485, secondo il quale veniva stipulata una convenzione fra i padri del Convento di S. francesco, Pieve di S. Giuliano, ed i Padri Umiliati della casa di S. Pietro di Viboldone, per cui i Padri Conventuali permettevano la costruzione di una roggia sul terreno pure di loro proprietà (gli attuali Prati di Montone), atta a portare acqua per alimentare un mulino di proprietà dei padri Umiliati. Ragione per cui si deve ritenere che i padri Conventuali già prima del 1485 fossero "possidenti et abitanti" di mezzano e che pertanto la Chiesa, indispensabile ad una collettività religiosa, fosse già stata edificata in precedenza. La proprietà terriera dei Conventuali nel territorio di Mezzano a di Montone è press'a poco quella degli attuali proprietari Carimati.
Il cortile grande del convento, pervenuto sino a noi, è di forma rettangolare, con n.19 arcate poggianti su grossi pilastri di cotto sul lato di tramontana e n.9 arcate sul lato di levante con una grande porta di accesso. Ogni alloggio era costituito da due vani uno al piano terra e uno al piano superiore e ad ogni alloggio si accedeva dal piccolo portico antistante, delimitato dai pilastrini sostenenti l'arco di cotto.
La Chiesa di S. Elisabeth e la casa del priore risultano per la prima volta esattamente citate e descritte dalla nota del cardinale Pozzobonelli del 1749. Nell'archivio di Stato sono però conservati molti documeti dal 1485 al 1800 illustranti la vita e le vicissitudini del Convento.
Riporto sunteggiati i documenti più interessanti.
Il 23 agosto 1511 i Padri Conventuali erano in lite con il luogo Pio delle Quattro marie di Pedriano per ragioni di acqua.
Con Rogito Gio. Battista Cairo del 10 novembre 1537 il Priore Conventuale acquistava dai Frati di Viboldone tutte le acque e colatizi della Roggia Vettabbia per ore 35 continue in ciascuna settimana per l'irrigazione dei prati del Convento, presenti e futuri, nel territorio di Mezzano e di Montone, Pieve di S. Giuliano, e cioè da cadere del sole del mercoled' sino al nascere del sole del venerd'ì di ciascuna settimana, in perpetuo. Alla distanza di 4 secoli il regime di acque non è stato modificato.
Dal Notaio Gherardo Gandino il 2-XI-1558, viene rogato l'atto per cui il Priore Conventuale cede ai Frati della prepositura di Viboldone "un certo sedime sito in luogo di Montone Pieve di S. Giuliano detto il Borgorato e con esborso di 40 scudi d'oro, nonchè lire 8 di cera bianca ogni anno, in cambio di altro sedime detto il Castello pure in Montone (indicato "il Palazzo" sulla mappa catastale) con l'uso d'acqua della vettabbia per ore 24 in ciascuna settimana, dal nascere del sole di ciascun venerdì, sino al nascere del sole del giorno dopo.
Lite tra il Convento di S. francesco ed il luogo Pio delle Quattro marie del 13 dicembre 1558 perchè il luogo Pio pretende ostacolare l'uso delle acque vive e colatizie discendenti da Viboldone.
E' del 1705 la prima notizia che ho potuto raccogliere secondo la quale il fondo di mezzano era stato locato a certo carlo Ripamonti col figlio Francesco.
Precetto d'ordine del 5 giugno 1712 del Giudice, al segno del Cavallo , in Milano e ad istanza del Convento perchè i fratelli Domenico e Gerolamo Bollanti "non ardiscano più di pescare nella Roggia in parte propria del Convento, in grave pregiudizio anche per la devastazione dei prati, boschi ed alberi del medesimo Convento".
Investitura livellaria, per il Rogato Paolo Gerolamo Lampugnano del 13 giugno 1713, a tre generazioni, fotto dal Rev. Antonio Quadrio Curato di Zelofaramagna a certo Giombatta Marchese "del pezzo di terra detto La Girola o Giretta sito in Mezzano di pertiche 26 per il canone di lire 30 annue". Detto pezzo di terra risulta che il 25 maggio 1734 passò poi al Convento di S. Francesco "attesa la caducità di detto Marchese" e previa cessione della cartella del Banco di S. Ambrogio del reddito di lire 30 annue al suddetto Curato.
Precisazione del 2 maggio 1721 da parte del Convento verso l'Abbazia di Viboldone per il godimento di acqua e di colatizi per 50 ore settimanali tanto d'estate quanto d'inverno, scorrenti nella Roggia Vettabbia per il Convento o er i fittabili tanto per i prati di Montone quanto per quelli di Mezzano.
il regime delle acque doveva tormentare i sonni dei padri Conventuali i quali il 16 luglio 1725 fecero intervenire Bernardo Maria Quarantini per la misurazione dei prati dell'Abbazia di Vibodone le cui colature dovevano deflire per alimentae le marcite di Mezzano e di Montone.
Il 18 aprile 1736 i Conventuali accordarono il permesso, per quell'anno, al fittabile dell'Abbazia di Viboldone Maceresio Gallina "di condurre acqua della Roggia detta Brivia per ponte sotto la strada detta la Strecchiona Ventala ed ivi passare per fosso morto in testa al campo Cologno di esso Convento, per trasportare l'acqua suddetta nel cavo Malpensata".
L'affittanza a certo Baldassarre Ciceri nell'anno 1747 e seguenti. Dal 1764 al 1773 risulta che la proprietà dei Conventuali in Mezzano era stata divisa fra due fittabili. A certo Carlo Luigi Peseo furono affittate pertiche 1200 con la corresponsione di Moggia 51 e Staia 4 di frumento e 58 moggia di segale. A certo Bernardo Cloni coi figli Carlo Gerolamo e Giuseppe Antonio furono affittate le rimanenti 680 pertiche con la corresponsione di 36 moggia di frumento e 36 di segale. Vi erano però in quel tempo "case e porte affittati a vari pigionanti".
Il 30 maggio 1770 i Conventuali rilasciano l'attestato che "li prati di Montone di circa p.104, censiti per pertiche 66 di giusta marcita, non si marcivano continuamente, ma soltanto per 36 ore di ciascuna settimana". Nel 1780 furono stesi atti del convento di S. Francesco contro il Luogo Pio delle Quattro Marie il quale pretende di impedire l'uso delle acque provenienti dal cavo detta Roggi Vettabbia sopra i beni del detto Convento e in specie sopra la pezza di terreno detto il Prato Marcio.
Nel 1780 il fondo era stato affittato per 18 anni, in seguito ad asta, a Giacomo Bondanza, il quale però "si era rovinato e si era dovuto poi decaducare prima del termine". Il fondo misurava 1900 pertiche come da instrumento del 7 ottobre 1780, rogato Gio. Batta Luini ed era stato locato daall'11 novembre 1780 al 1799 per lire 11.000, conservando i frati "i soliti appendizi".
Nel 1788-89, in seguito alla sopracitata morosità del Bondanza, vi fu una gestione, in economia, dei Frati. In quell'anno risultano prodotti: frumenti moggia 79,4; segale moggia 32; riso bianco moggia 60; vino ettolitri 54; melgone patito moggia 43; melgone mercantile moggia 215; per noci e legumi furono incassate lire 388; per lino lire 822; in contanti furono inoltre incassati "dai pigionanti" per case e vignoli lire 1520.
Nel novembre 1789 la possessione fu affittata per 18 anni sino al 1807, senza la prescritta asta, a certo Carlo Francesco Negri "conosciuto quanto laborioso ad industrie e buon conoscitore dell'agricooltura con numertosissima famiglia". Secondo la consegna dell'Ing. Quarantani risulta che al Negri furono dati in consegna il vasellame ed i mobili del "Casino" già abitato sino allora da Priore, Padre Minore Antonio Colombani milanese, nonchè il confinante Oratorio, perchè i Frati si erano definitivamente ritirati in Milano nel Convento di S. Francesco Grande.
L'atto di affittanza era stato rogato il 3-3-1790 da Notaio Agostino Gariboldi, avanti all'illustrissimo Ing. D. Franco Alciati R. Amministratore Generale del Fondo di Religione, per 1 annoaffitto di 9.200 lire imperiali in buona valuta d'oro o d'argento con l'anticipato pagamento di L.4.500 da scontarsi al termine dell'investitura.
L'affitto venne poi ridotto a lire 9.182. L'abbuono venne fatto al fittabile per l'avvenuta occupazione di terreno di proprietà del Convento per lo scavo del cavetto di Pedriano secondo la convenzione fatta dal Luogo Pio delle Quattro Marie con i Frati Conventuali.
Riporto i punti più interessanti del contratto di affittanza:
"Omissis ... Onde il Consiglio del Governo è venuto nella risoluzione di approvare, per questa volta, il concordato affitto, a condizione che i mentovati religiosi siano solleciti delle opportune cautele da prestarsi dal nuovo affittuario, e beninteso che questo atto di graziosa condiscendenza non possa da altri addursi come esempio per dispensarsi dalla legge dell'asta..... Affittata la possessione ed annessi, posta in vicinanza del borgo di Melegnano sotto la Pieve di S. Giuliano di questo Ducato con le loro case di abitazione dei suddetti religiosi e le case masserezze ... Affitto annuo di L.9.200 imperiali di buona valuta d'oro o d'argento al corso delle grida monetarie di Milano, ripartitamente in due termini, cioè metà nel giorno di S. Lorenzo, l'altra metà nella festa del SS. Natale di ciascun anno ... La possessione comprende anche il Vignolo (l'attuale gioco delle bocce sino alla Molina e la ghiacciaia) e la piccola casa di abitazione dei religiosi, che per l'addietro non si potevano far usare dai fittabili, restando essi religiosi in luogo ... Ben inteso che occorrendo qualche grave bisogno, potrà il Rev. Provinciale portarsi a trattenersi in luogo che a tale effetto dovrà essere condotto e ricondotto con cavalli e comodo del conduttore senza veruna spesa nè di fieno e d'altro, ma dovranno essere mantenuti li cavalli, come anche alloggiati e mantenuto il Rev. Provinciale dal medesimo conduttore ... 1) sarà a carico del Conduttore la festa che suol farsi ogni anno, nel giorno della Visitazione della Beata Vergine, nell'Oratorio situato nel recinto della Casa Civile e cioè nei modi più decenti, come vi suggerirà la sua devozione ... 3) si intende la presente locazione fatta a rischio e pericolo del Conduttore, cosicchè non possa pretendere il Conduttore per qualunque infortunio, nè ristoro nè abbuonamento, eccettuato il caso di peste o di guerra guerreggiata ... 5) per tutte le riparazioni che occorreranno intorno alla cose nessuna eccettuata, sarà tenuto il Conduttore a somministrare li garzoni necessari all'opera, fare la condotta di materiali e degli utensili, che potranno abbisognare e il rimanente sarà a carico ed a spese del convento ... 6) a mantenere tutti i tombini, incastri e ponti dovendo essere a carico di lui (conduttore) tutte le spese di giornate di falegname, di maestro di muro, di garzoni e le condotte ... 8) quando riesca il Conduttore di rendere adacquatorie le terre, che ora sono in asciutto, introducendovi nuova acqua, ovvero modificando le attuali, in modo che possino decorrere su altre terre, dovrà esere lecito al medesimo di estirpare le viti ed i gelsi, senza che si possa far debito al fine di localizzare ... 15) sarà obbligo al fittabile di restituire al fine di locazione riparati il torchio, le tine ed i vascelli come pure la conserva di ghiacciaia a tenore della consegna ... 16) sarà tenuto il conduttore a mantenere sulla possessione vacche n.24, bovi 8 paia, cavalli n.8 ... 20) sarà tenuto il Convento dare e consegnare all'atto dello istromentoal detto conduttore, per scorta dei medesimi beni, lire 2.000 o in attrezzi masserizi o in tante bestie, moggia 27,50 di frumento e moggia 29 di segala, qualo lo stesso conduttore sarà abbligato a restituire in fine locazione ...
... appendizi. Pollastri maggenghi n,100 nel giorno di S. Lorenzo, ovvero il loro corrispondente valore denari 15 per cadauno; capponi parimenti maggenghi di prima scelta n.100 o in mancanza soldi 30 cadauno da consegnarsi a S. Martino; ova dozzine n.80 a Pasqua di Risurrezione; riso bianco scelto moggia 2 a S. Martino; burro pesi 12 a S. Natale; camerette forti n.2000 o loro corrispondente valore in P.4,10 per cento e tutti li accennati appendizzi dovrano essere consegnati in Milano al Convento senza spese dalo stesso Convento, "perchè così".
Con rogito Notaio di Milano Antonio Maderna il 20 ottobre 1797 risulta fatta la ratifica, fra il Convento di S. Francesco ed il Cittadino Sacerdote Giuseppe Maiocchi, della scrittura di convenzione del 27 marzo 1792 per la condotta di 5 once di acqua dal Redefossi a beni di Pedriano del Luogo Pio delle Quattro Marie ed a quelli di Mezzano (ora Pogliaghi) dei F.lli Maiocchi (che a loro volta avevano comperato il fondo da certo Casnedi) e per il successivo cambio avvenuto tra il suddetto Convento ed il nominato Don Giuseppe Maiocchi per il quale il Convento cedette al Maiocchi la campagna detta la Valsecca in Comune di Mezzano di pertiche 39,14, più un cavo a fianco della casa del Ferraro in Mezzano, più la porzione di costa a sinistra del corso d'acqua del cavo detto Malè, ed in cambio il Maiocchi cedette al Convento il campo Cologno di pertiche 25 più il Prato Farè di pertiche 7,15 ed il campo Testino di pertiche 13 "nel presente più diffusamente descritto e coerenziati e sotto i vari patti".
L'affittanza ha potuto svolgersi tranquillamente, con tanta acquolineggiante scorta di appendizzi, solo per poco tempo e sino al 1798 nel quale anno le proprietà dei Padri Conventuali furono prese nel vortice degli avvenimenti rivoluzionari e furono travolte ed incamerate, seguendo la sorte di tutte le proprietà appartenenti a Religiosi.
Il Convento di S. francesco Grande in Milano, con tutte le grandi sue proprietà di case e terreni, compresa la possessione di Mezzano, "fu soppresso il 16 maggio 1798 da Direttorio Esecutivo, essendo stato autorizzato dalla legge 19 fiorile per procurare dei mezzi onde soccorrere ai bisogni dello Stato, col sopprimere o concentrare le corporazioni religiose, richiamendone li beni alla nazione, e considerando che le attuali urgenze della Repubblica gli impongono di porre immediatamente mano a sì soluzioni massime, determinando che fossero richiamati i beni ed effetti. Ai Padri non avendo alcuna proprietà o rendite individuali, nè soldo per alcun pubblico impiego finchè il Corpo legislativo non provvede con generali misure resta a titolo di sussistenza una annua pensione, la quale sarà di lire 500 per ciascun professo, o di lire 400 per i laici."
La vendita venne fatta con Grida:"Beni e case da vendere. Si vogliono vendere dal Corpo degli Azionisti, forzati dalle leggi 2 e 12 vendemmiale anno 9 Rep., e per esso dalli di lui Procuratori, gli infrascritti beni e case; epperò chi aspirasse a farne acquisto potrà comparire al Bureau situato nella casa della cittadina Rosa Clerici Fagnani nella strada dei Billi in Porta Nuova al n.1244 nel giorno 9 e seguenti del prossimo mese di agosto alle ore 10 antemeridiane, munito di idonea cauzione, ove si terrà il pubblico incanto, e sotto li capitoli esistenti al detto Bureau si passerà alla deliberazione a favore del migliore offerente, se così piacerà".
In seguito alla promulgazione delle Grida ed essendosi trovato l'Acquirente, in seguito ad asta pubblica, fu stipulato l'atto di vendita: "Io Avvocato Piantanida Luigi, Notaio Cisalpino, figlio del cittadino Felice Antonio, abitante in Piazza S. Tommaso in terramala in Milano, fui rogato delle premese cose e dicavi copia del predetto istromento col solito segno del mio tabellionario" (corrispondente all'istromento musicale della lira).
"1799-27 aprile - Convento di S. Francesco di Milano. Strumento di vendita dei beni di Mezzano e di Montone di pertiche 1862,5 sito nello stesso territorio di Mezzano, fatto dalla Repubblica Cisalpina e per esso dal Ministero di Finanza Generale al Cittadino Francesco Antonio Cattaneo per il prezzo di lire 127.156.10.10 e di saldo di detto prezzo medesimo il versamento fatto dal Citadino Cattaneo di altrettanta somma e come più diffusamente del presente nostro rogato del Notaio Nazionale Dr. Pietro Lonati".
L'Oratorio "Sancta Elisabeth" ha dovuto così seguire le sorti della possessione di Mezzano e passare in proprietà del Cittadino Francesco Antonio Cattaneo. Giova a questo punto ricordare per le caratteristiche dell'Oratorio, in mancanza di altra rilevazione, quanto di esso Oratorio ci ha lasciato scritto il Cardinale Pozzobonelli nel Vol.13 - Visite Pastorali e documenti aggiunti - Luogo Melegnano - Anno 1749.
"De Oratorio sub titolo Sanctae Elisabeth in loco Mezzani. Hoc oratorium est de patronatu RR. Fratrum Conventualium Sancti Francisci Mediolani. Situm est in impluvio domus proefatorum Fratrum, quae nuncupàtur "il Castello". Impluvium unique septum est parietibus, et ianua impluvit semper est occlusa, nec unquam patet, aut recluditur, nisi iubentibus dictis Fratribus. Dictum Oratorium est lungitudinis cubitorum quindecim, latitudinis decem cum dimidio, altitudinis cubitorum octo, quibus Fabri Lignaris utuntur". Altare unico con quadro rappresentante "Misterium SS. Virginis visitanti Sanctam Mariam Elisabeth".
La Cappella dell'altare ha un cancelletto marmorato con gradino pure di marmo. Tutto il restante pavimento della chiesa è in laterizio. Alle pareti sono appesi due quadri uno di S. Carlo e l'altro di S. Chiara. A Cornu Evangeli vi è una porta (ostia) per la sacrestia e per il presbiterio. La Sacrestia è descritta di forma quadrata di circa 4 braccia ed alta circa 6 braccia con una sola finestra. Le tre vetrate dell'Oratorio, una a destra, una a sinistra e la terza nel presbiterio a "Cornu Epistolae" sono tutte istoriate e illustranti gesta di S. Francesco. Vi è "parva turris cum campanile sita ut supra domunculam Patris procuratoris".
In questo Oratorio celebra il R. Padre Procuratore "quando ab negotia conventus commovetur in loco Mezzani". Vi celebrano inoltre gli altri padri del Convento che vi si trovano ospiti della casa. Nella domenica dell'ottava della visitazione della Beata Vergine, viene cantata in detto oratorio la Messa e così i Vesperi mentre il giorno successivo si celebrano messe per i morti. I Vicari Foranei pro tempore non sogliono visitare questo Oratorio, ma, quando occorre visitarlo, la visita viene sempre fatta alla presenza del Rev. Padre Procuratore.
Gli eminentissimi Cardinali visitando la Pieve di Melegnano, erano consueti delegare per la visita il Signor Visitatore Regionale. L'Oratorio abbandonato dai Padri Conventuali nel 1789, per essersi essi ritirati nel Grande Convento di Milano, previa consegna del Luogo Sacro e del "Casino" abitato dal Priore all'affittuario Negri, dopo la soppressione e l'alienazione di tutta la possessione del Convento, andò presto in rovina, anche per il fatto che era stato costruito con materiale assolutamente povero, secondo l'insegna dei primi Padri Conventuali seguaci della "Madonna Povertà" del Serafico fondatore.
Il locale fu adattato per accogliere una pila di riso ed ora riconoscibile solo per cinque testine di angeli in marmo bianco uscenti dalle nubi, murate su quella che doveva essere la facciata dell'Oratorio verso la strada comunale. Una sesta testina d'angelo più grande delle rimaste, fu tolta e regalata da mio padre al Marchese Brivio che gliela aveva chiesta. Nulla è rimasto del campanile e del "Casino" del Priore nè, con tutta la buona volontà, si possono rilevare i segni del complesso dei fabbricati che, per il Cardinale Pozzobonelli, dovevano costutire il Castello.
Carlo Francesco Negri, al termine della locazione, forse per un suo scrupolo di coscienza per non voler trattare con chi aveva acquistato la proprietà dei Conventuali incamerata dalla Nazione, lasciò il fondo di Mezzano e gli succedete certo Domenico Santoborghi sino al 1819. Furono però esclusi alcuni terreni perchè fatti lavorare in economia, nonchè alcune case affittate dal proprietario stesso. Il primo proprietario laico della possessione di Mezzano, Cattaneo Pietro Antonio fu Giuseppe Antonio, domiciliato in Milano - Porta Orientale contrada del Senato al civico n.830 - essendo dotato di un buon patrimonio e ben conoscendo l'utilità dell'acqua per la valorizzazione del suo fondo, il 10 marzo 1812, regnando Napoleone Primo Imperatore dei Francesi, acquistò tre once di acqua estiva dai Signori Lorini e Marocco, i quali investirono "a titolo di affitto perpetuo il nominato Pietro Antonio Cattaneo, che accetta, si investe ed obbliga per sè suoi eredi e successori e che avrà dato ad essi sino in perpetuo" come da rogato Dr. Giuseppe Marie Gianorini Notaio di Milano col n.312 di Rep. L'acqua fu venduta dietro il corrispettivo di italiane L.4.100 annue, pari a 5,341 lire milanesi 17 soldi e 5 danari, e ciò "in valuta d'oro o argento" nonchè cessione gratuita di terreno per lo scavo di cavi cerca, per ricondurre le colature al cavo Marocco stesso.
Dopo circa 20 anni il Cattaneo vendette la possessione a certo Maurizio Ambrosini Spinella come da atto del Dr. Benedetto Cacciatore fu Carlo Notaio di Milano, rogito 2141 del 5 maggio 1819, regnando S.M. l'Imperatore e Re Francesco I. Il fondo fu venduto a corpo e non a misura per pertiche 1856,6 e precisamente per pertiche 1715 tavole 12 in comune di Mezzano e per pertiche 141 tavole 18 in comune di Viboldone, delle quali 17 per la casa del Massaro una per il giardino ed 1,8 per il zerbo. La vendita fu pattuita per Lire italiane 174.226,70 e millesimi 4 pari a milanesi L.227.000 "da dover essere pagate in tanti buoni danari d'oro e d'argento effettivi e sonanti ed al corso, preso e bontà dele veglianti tariffe monetarie" "esclusi sempre e in qualunque caso li biglietti, cedole, boni, carte monetate e qualsiasi possibile surrogato, tuttocchè superiormente autorizzato".
Con la vendita della possessione venne cambiato anche il fittabile, essendo stata presa l'affittanza dal 1820 al 1837 da certo Spinelli Ambrogio. Maurizio Ambrosini Spinella ha tenuto per poco tempo la proprietà di Mezzano, perchè con rogito Notaio Sormani Francesc di Milano del 23 novembre 1831 la vendette al Conte Ambrogio Lurani Cernuschi.
Dal 1837 al 1849 l'affittanza fu presa da Luigi Carimati col figlio Felice, come da rogito del Notaio Francesco Sormani, Milano, con istromento del 19 agosto 1836 per austriache L.16 e 800, oltre ad un cauteliare deposito di L.8.000. Secondo la consegna fatta nel 1840 all'uopo, in territorio di Mezzano furono censite pertiche 1715,12 ed in territorio di Montone pertiche 141,18, tutto sommato pertiche 1857,6. La locazione fu poi prorogata per altri 12 anni sino al 1861, ma essa venne interrotta per la vendita del fondo.
Il Conte Ambrogio Lurani fu Pietro abitante in Via Cappuccio n.2900 rosso A, con rogito Dr. Carlo Pizzamiglio Notaio in Milano n.2709 del 12 dicembre 1859, regando S.M. il Re di Sardegna e Principe di Piemonte Vittorio Emanuele II, vendette tutta la proprietà di pertiche 1859,4.3 di cui 141,18 in territorio di Montone, a Felice Carimati e "a titolo di adeale, l'utilista Sig. Felice Carimati fu Luigi dovete pagare fiorini austriaci 83,650 pari a L.239.000". In detta occasione al Carimati furono dai proprietari cedenti bonificate L.6.000 in riconoscimento delle migliorie apportate al fondo durante la locazione.
Felice Carimati continuò la gestione del fondo sino al 1867 in cui con Rogito Notaio Vismara di Milano del 7 aprile 1867 passò "l'utile dominio e miglioramento di tutti i beni stabili di sua ragione" ai figli Giovanni ed Agostino. Nell'ambiente familiare è stata tramandata la notizia che Agostino, conquistato dal'idea garibaldina, per tagliar corto alle resistenze familiari, di notte gettò un pacco contenente un piccolo corredo dalla finestra della sua camera da letto in Mezzano raggiungendo i volontari garibaldini miranti alla liberazione di Roma, ma che a Mentana il 3 novembre 1867 trovò morte gloriosa.
Il fratello Giovanni continuò la gestione della proprietà fino al 1872 in cui, con rogito Dr. Vismara n.1115 del 14 settembre 1872 affittò il fondo per una locazione di 12 anni e cioè sino al novembre 1884 a Gerolamo Bonacina. La superficie era stata fissata in pertiche 1873 con un canone annuo di L.31.500. Nel corso della locazione però, essendosi riscontrata una minore superficie, l'affitto venne ridotto a sole L.30.150 con la convenzione del 3 maggio 1877 registrata a Melegnano il 17 maggio n.68 atti privati con L.8,40 tramite il notaio Vismara.
Giovanni Carimati, da esperto agricoltore, certo dell'importanza dell'acqua nell'agricoltura specialmente nell'irrigazione delle marcite, si accaparrò tutte le acque colatizie di Montone con la permuta, stipulata col proprietario di detto fondo sig. Pietro Rizzi della così detta Corte del Palazzo, la Palazzetta con portici, diversi orti, Vignolo e Campello (il tutto per complessive trentadue pertiche milanesi) in cambio di tutte le acque colatizie delle marcite di Montone.
Dopo la morte di Giovanni Carimati avvenuta nel 1879, la vedova Carolina Vaiani nell'interesse dei numerosi suoi figli, intavolò trattative per la vendita del fondo che venne conclusa col cugino Luigi Carimati fu Giuseppe, come da istromento Rogito Dr. Antonio Vismara Notaio di Milano n.2594 del 13 gennaio 1883 per L.455.000, pari a L.2.500 alla pertica.
A questo punto le vicende della cascina lombada di Mezzano di S. Giuliano Milanese hanno avuto una sosta, perchè da allora sino ad oggi la cascina ha continuato ad essere gestita dal compratore Luigi Carimati (morto nel 1913) e dai suoi figli.
Mezzano va orgoglioso di non essere stato estraneo alle battaglie risorgimentali, sia pure per un piccolo episodio. L'8 giugno 1859 la 6° batteria dell'8° artiglieria e la 14° batteria del 10° reggimento, forti ambedue di 5 pezzi, furono piazzate a Mezzano, per battere e snidare gli Austriaci che si erano asseragliati nel vecchio cimitero di Melegnano nell'intento di sbarrare la Via Emilia da Milano. Detto cimitero nel cinquantenario della battaglia fu trasformato in Sacrario dei Caduti con l'erezione di un imponente monumento del Barcaglia.
Non posso chiudere queste note senza rivolgere a mio padre ed a mia madre, sua ottima collaboratrice, un reverente pensiero di riconoscenza per quanto essi fecero per la valorizzazione della proprietà.

 
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