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Molinazzo
Posta a fianco della via Emilia, di fronte alla cascina di Santa Brera, traeva l'acqua per far azionare i suoi meccanismi idraulici dalla roggia Spazzola.
Edificio molto antico, di cui non si conosce l'anno di costruzione, ma di cui sappiamo che nel 1438 era di proprietà dei capra, padroni di Santa Brera, i quali da tempo avevano dato in affitto il Mulino a Gabriele e Gaspare Bertolla, padre e figlio; vi è poi un contratto d'affitto, stipulato il 4 gennaio 1480 a favore dei coniugi Bertolla, sempre per la conduzione del Mulino.
La gestione cambiò e il Mulino risulta essere affidato il 5 gennaio 1501 a Giovan Pietro Faino ed a suo figlio Bernardino "abitanti nel Mulino di Sancta Brigida di proprietà del Signor Paolo Capra" i quali s'impegnarono a versare 14 mogge di biade residuo dell'affitto dovuto.
Il 3 agosto 1517, Andrea e Francesco Capra danno un0investitura livellaria a Hestore Visconti, fu Bernabò, per tutti i beni di Santa Brera, compresi: la casa da Nobile, un mulino di tre rodigini, case, cascine e forno, "pertinenti a detto mulino con le sue ragioni d'acque, di qua e di là del Lambro, per un fitto annuo di lire imperiali 2.100, più gli appendizi di un animale grasso, del valore di non meno di 120 lire, quattro paia di capponi, un carro di fieno maggiengo, un carro di paglia". La conduzione della proprietà oggetto del contratto sopra indicato fu affidata da Hestore Visconti a Giovanni Antonio de Bagnolo, detto il Signore.
La vendita probabilmente non andò a buon fine perché queste proprietà risultano essere in seguito ancora dei Capra.
Nell'inventario dei beni posseduti dai Capra, eseguito nel 1532, si può leggere: "un mulino da tre ruote, mal ridotto per le passate guerre". Queste poche righe sono importanti, nella loro essenzialità, perché indicano che i fatti bellici del 1515 influirono pesantemente sull'economia della zona, tanto che a distanza di 17 anni il mulino è ancora diroccato. L'anno dopo il mulino risulta essere non solo riparato, ma addirittura trasformato in "Folla" per tessuti.
Ciò è deducibile da due documenti, uno del 1533 e l'altro del 1535. Nel primo il Giudice delle Strade di Milano asserisce che dalla "Folla dei Capra" iniziava un canale che andava a Sancta Brigida e ordinava pertanto la "purgationem di decta rugia et manutentionem", perché l'acqua che conduceva ogni tanto ne usciva andando ad inondare le campagne di Zivido e lo stesso stradone (la via Emilia), rendendo malagevole percorrerla.
L'altro documento è l'atto di una visita ispettiva, fatta per ordine del Giudice delle Strade l'9 luglio 1535, un sabato, alla roggia Spazzola. Quel giorno l'ing. Tommaso Della Valle del Comune di Milano, il "follatore" Giovan Ambrogio de Prata e il proprietario della "Folla prospicente la strada", magnifico dott. Francesco Capra assieme all'affittuario Ippolito Faino, s'incontrarono per verificare lo stato della roggia.
Queste visite vennero fatte periodicamente e nel 1539 il Capra ebbe a scrivere che il tratto di roggia vicino alla "Folla" aveva le rive "sit devastata" e che per questo le aveva fatte ripulire.
Nel censimento dl 1537 nel Molinazzo troviamo "Ludovico Fuso, molinaio nel mulino del Dottore Monsignor Francesco Capra". Altri dati indicano il ritorno del fabbricato alla primitiva origine del Mulino. La Giunta comunale di Milano (XII di Provvisione), vendette il 26 giugno 1545 a Francescolo Capra il dazio della macina del frumento prodotto nel podere di Santa Brera e macinato nel suo Mulino.
Come sappiamo Francescolo Capra donò i suoi beni all'Ospedale dei Poveri Vecchi di Milano e nel 1571 questi vennero verificati per la divisione da farsi con gli eredi: il Mulino passò in proprietà a Giovanni Paolo Pirovano.
In seguito l'ex Mulino dei Capra venne acquistato dai Brivio e della sua antica ragione sociale non resta a ricordarcelo che il nome: "Molinazzo".

(Luciano Previato "San Giuliano Milanese, una storia da raccontare" 1989)


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