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la storia

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La festa patronale

Attese le circostanze sfavorevoli dei tempi turbolenti che correvano lo spirito irreligioso, che dominava ovunque e che scoppi di odii settari che ovunque esplodevano, era deciso a non fare la festa.
Di questo parere erano anche le persone le più assennate del luogo, ma non lo erano per� gli osti, che nelle feste hanno il loro tornaconto. Qualche tempo innanzi all'agosto fu da me l'ostessa del cosiddetto "Borlagi�" a tentar terreno, dicendo che, essendo finita la guerra era ora e tempo di ritornare alle antiche usanze, che tutta quanta la popolazione aspettava la festa e anche cent’altre cose. ma io, tergiversando sempre, feci intendere che la festa non era nelle mie intenzioni.
La domenica ultima di luglio giorno 27 in Chiesa raccomandai come di solito il passo del ferimento, dissi che in questa occasione avrei mandato per le case a raccogliere offerte per l'ufficio generale e non accennai in modo nemmeno alla festa. Il mercoledì successivo furono da me quattro giovani, veri teppisti, e cominciarono ad insistere per la festa ed io dissi loro che quanto a me era indifferente, che per� volevo che si formasse il comitato come si praticava prima della guerra, che raccogliesse i fondi necessari, il danaro non lo si consegnasse a me, come si faceva col mio antecessore, ma lo tenesse il comitato e in base a quanto si raccoglieva disponesse per la festa stessa, assumendosi poi esso ogni responsabilit�, quanto a me non avrei esigito nulla a mi sarei addossate tutte le spese per gli inviti ai sacerdoti e questa sarebbe stata la mia offerta che nella sua entit� avrebbe di gran lunga superato l’offerta la più generosa.
Trattarono la proposta quei quattro, ma quando si tratt� di venire all'atto pratico, si sentirono venir meno il coraggio e cos� la festa tramont�. Non che fosse totalmente soppressa, ma fu ridotta in minimi termini.
La mattina all'ora scelta ho celebrato la Messa col Vangelo della domenica come altre sino alle ore 10,30 ho cantato Messa e il parroco di Civesio tenne il discorso. Alle ore 3 si cantarono i Vespri. Il lunedì seguente venne celebrato l'ufficio generale. Il parroco di Civesio tenne il discorso e dopo il pranzo nella casa parrocchiale si tenne la prima congregazione plebana.
Non s'era fatta la festa, ma s'era aperta la cooperativa e ben si intende con tutto il seguito di gazzarre che ne sono il consueto accompagnamento. La mattina ubriachi ed avvinazzati per ogni parte, canti incomposti, canzoni sovversive e qualche giovane che non si reggeva sui piedi, pass� dinanzi alla chiesa con uno straccio di bandiera rossa, mutila e a brandelli, che aveva stanato da qualche umido bugigattolo di rigattiere.

(da "Liber Chronicus" 1895-1923, Vol.I, archivio storico Parrocchia di San Giuliano Martire, San Giuliano Milanese)

 

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