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la storia

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La peste del 1576 ed il convento di San Giuliano

Nel 1576 scoppiò a Milano una terribile pesteche procurò la morte di moltissime persone. Un posto appartato ed adatto per radunarvi tanti appestati fu trovato da San Carlo proprio a San Giuliano. Il convento che servì da Lazzaretto per raccogliere gli appestati era situato nell'attuale cimitero ed aveva un viale che portava sulla via Emilia. Di quel famoso convento non esiste più nulla.
Solo l'anno scorso furono rinvenute le fondamenta mentre si facevano degli scavi per allestire tombe nuove. L'ingresso a quel convento esiste ancora quantunque murato ed è visibile passando sulla via Emilia.
Ma rileggiamo insieme la descrizione di quanto fece San Carlo quando scelse la località di San Giuliano. La pagina di storia è dedotta dalla vita di San Carlo scritta dal Bascapè (Bascapè, Vita di San Carlo, Milano 1592, pag.334).
"Mentre gli animi di tutti erano sospesi nell'attesa di una così triste disgrazia e ormai i commerci e tutte le attività erano interrotte, ciascuno cercava di ridurre al minimo il personale della propria servitù per ragioni di economia e perchè sperava che quanto minore era il numero delle persone di cui si circondava, tanto maggiore era la possibilità di evitare il contagio. Perciò i ricchi licenziavano i loro servitori ed i mercanti ed i bottegai tutti gli operai di cui potevano fare a meno. Questi non potevano vivere del loro lavoro o dell'altrui generosità, non avevano libertà di uscire dallo Stato nelle regioni vicine senza sicuro pericolo per la loro vita, e mancavano persino di un tetto sotto cui ricoverarsi. Alcuni di costoro incuranti del rischio mortale, per trovare di che vivere o almeno per morire dignitosamente, accettarono, dietro pagamento, di portar via i malati ed i cadaveri dalle case e disinfettare col fuoco e con l'acqua tutto ciò che era appartenuto ad essi. Altri riuniti in gruppo, cui si associarono anche i mendicanti che solevano elemosinare di casa in casa, con unanime decisione accorseo da San Carlo, come al padre dei poveri bisognosi.
Egli già si era preoccupato della miseria di tante persone che, a giudizio umano, sembrava non potessero in alcun modo venire aiutate per lungo tempo ancora. Sostenuto tuttavia dalla sua straordinaria fede, incominciò a pensare al modo di soccorrere anche costoro. Dopo lunga riflessione poichè quei poveretti avevano bisogno innanzitutto di un ampio ricovero, si ricordò di quel grande edificio che sorge sulla via per Roma a sette miglia dalla città, a che circa sessanta anni prima era stato costruito da Francesco, Re di Francia, a perenne memoria della vittoria riportata sui ferocissimi Svizzeri, che combattevano per il Duca di Milano, Massimiliano, e perciò chiamato con il nome di "Vittoria". San Carlo, non so in qual modo, aveva ricevuto qualche tempo prima quell'edificio col terreno annesso in proprietà e personalmente ne aveva fatto dono all'Ospedale maggiore.
Così mandò colà quella turba miserabile, fornì le suppellettili necessarie, fece separare gli uomini dalle donne e fissò anche alcune ore per la preghiera. Vi pose a capo alcune persone pie, religiose e laiche, soprattutto i Cappuccini, perchè si prendessero cura delle loro cose e tenessero nella disciplina quella folla, che era abituata a comportarsi disonestamente.
Perchè più facilmente venissero tenuti lontano dall'ozio e trovassero di che vivere, ordinò che sotto la sorveglianza di appositi incaricati uscissero ogni giorno a gruppi a chiedere qua e là l'elemosina nei paesi e e nelle terre vicine. Ciascun gruppo usciva preceduto dalla croce e lungo la strada recitava le litanie. Così, cosa incredibile per un simile genere di persone, per tutto il tempo della peste trascorsero quietamente in quel luogo la loro vita, quasi senza alcun inconveniente.
Egli stesso talvolta vi si recava personalmente a prendere visione delle loro condizioni e, siccome l'aiuto delle elemosine diminuiva, faceva asportare ciò che occorreva dal palazzo arcivescovile, benchè ormai impoverito e quasi del tutto spoglio. I ricoverati erano circa trecento."

(don Luigi Brazzelli - "Sguardo Panoramico", giornale d'informazione sangiulianese, n.17/18, anno III, febbraio-marzo 1966)

 

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