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la storia

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Zivido 1918

Sino al 1909 le cose di Zivido camminarono per la retta via. Il Proposto era il Parroco, era chiamato per gli ammalati, vi si recava per le visite, per l'amministrazione dei Sacramenti. Il viatico era recato all'oratorio di patronato Brivio dal proposto o dal coadiutore e si amministravano anche l'olio santo, sebbene anche il cappellano ne fosse fornito per i casi urgenti. La domenica ad ora opportuna, in modo da non intralciare le funzioni parrocchiali, si celebrava la Santa Messa colla spiegazione del vangelo. A sera si recitava il Santo Rosario. Morto nel febbraio 1909 il cappellano don Paolo Donegana e subentratogli il sacerdote Girolamo Bizzozzero, senza riguardo alcuno si mise a tentare la separazione di Zivido da S. Giuliano, esercitandovi le funzioni ed il ministero parrocchiale. Restaurò la Chiesa senza consultare i patroni, vi costruì il pulpito, vi collocò due confessionali per le donne. Tenne corsi di predicazione straordinari. Celebrò funzioni solenni, certe precedute da tridui di novene e di benedizioni. La natività di Maria venne celebrata con pompa tale da gareggiare con la sagra di San Giuliano. L'ufficio solito celebrarsi il 9 settembre ebbe l'importanza di un ufficio generale con relativo discorso. Tanto l'8 che il 9 settembre il cappellano quasi vero parroco teneva convitto di sacerdoti e metteva tavola. E da allora si andò sempre camminando questa via. Mentre pel passato al Proposto veniva corrisposto il diritto parrocchiale o quanto meno una ricognizione per le funzioni che vi si celebravano ora si fa, disfa usando la più assoluta indipendenza. Anzi si tenta di celebrare colà anche gli anniversari, ed eccone come: l'attuale cappellano di Zivido don Giuseppe Crippa appena io fui sul posto mi pregò m'adoperassi presso la Veneranda Curia per migliorare la sua condizione resasi impossibile per le attuali miserande condizioni che ci ha recato questa guerra. E' opportuno esporre qui la dotazione ed i redditi di detta cappellania per intendere le ragioni dei passi fatti e da me e da detto sacerdote. "Fondazione dotazione - onori della Cappellania di Zivido". La cappellania venne fondata dal nobile don Carlo Brivio con suo testamento 16 agosto 1779 e dal Marchese Annibale Brivio con testamento 30 marzo 1802. La dotazione era di 400 lire annue così specificate: lire 200 per la celebrazione di n.3 Messe settimanali comprese le festività e lire 200 per la spiegazione della dottrina cristiana. In progresso di tempo si aggiunse alla cappellania di Zivido un altro legato di casa Brivio per l'importo di lire 300 e le Messe vennero ridotte alla sola festività. In questi ultimi tempi (verso il 1879) il primo decreto di riduzione data dall'11 luglio 1879 si aggiunsero altri legati per l'importo di lire 300 onerando il cappellano della celebrazione di n.150 Messe. Così la cappellania rende al sacerdote lire 1.000 annue con l'onere dell'applicazione della Messa festiva e di 150 Messe feriali. Essendo divenute gravose le condizioni del vivere causa la guerra che da tre anni ci tormenta, il cappellano D. Giuseppe Crippa, nel febbraio 1918 porgeva domanda alla Veneranda Curia per avere una riduzione maggiore di Messe e si rispondeva che non si poteva fare nulla senza l'assenso dei patroni. Si presentava detto sacerdote all'amministratore di casa Brivio, sollecitando l'assenso per una maggiore riduzione delle Messe ed aveva assicurazione che qualche cosa si sarebbe fatta. Conseguenza della trattativa cose fece la nobile casa Brivio e la Veneranda Curia fu la lettera del 21 maggio 1918 che qui testualmente si trascrive.
"Al Rev.do sac. Don Giuseppe Crippa cappellano di Zivido. Questa amministrazione ha il piacere di comunicarle che la di lei istanza per una riduzione della Messe feriali gravanti su codesto oratorio, è stata bene accolta dall'Illustrissimo Signor Patrono il Marchese Don Annibale Brivio. Si è perciò sottoposto alla Rev.da Curia la richiesta di approvazione relativa ed ove non sorgano difficoltà la concessione è limitata alla celebrazione di sole 100 (cento) Messe feriali, più le festive, e fermo ogni altro obbligo pel periodo ! gennaio anno corrente sino a tutto il dicembre 1920. Dal 1 gennaio 1921 si dovrà riprendere integralmente la celebrazione e senza avviso alcuno, dell'intero numero di messe d'obbligo. Per l'anno in corso e per intanto fino a decisione della Curia lei può limitare le Messe a 100 in attesa di istruzioni della Curia. Con osservanza per l'Amministrazione Nob. Annibale Brivio, Bartesaghi".
Non essendo soddisfatto dell'esito della sua domanda, ed insistendo il cappellano che io m'intromettessi presso la Ven.da Curia per avere una maggiore larghezza di concessione, diedi la mia parola che mi sarei interessato. Riflettendo però che nulla avrei potuto ottenere dalla V.da Curia che, come fece da principio, si sarebbe trincerata dietro le persone del patrono, venni nella deliberazione di trattare direttamente colla casa Brivio, perciò scrissi nei termini seguenti:
"Onorevola Amministrazione D. Annibale Brivio, il molto reverendo D. Giuseppe Crippa mi ha consegnato la lettera che codesta onor. Amministrazione gli ha rivolto il 21 maggio p.p. riflettente la riduzione della Messe gravitanti sulla cappellania di Zivido. Mentre faccio omaggio al buon volere del Sig. Marchese D. Annibale Brivio, non posso a meno di far osservare alle SS.LL. che il provvedimento adottato non corrisponde alle attuali difficili condizioni di vita. Il cappellano dalla presa determinazione non ritrae che il vantaggio di sole lire 100 annue: cosa ben lieve di fronte alle presenti strettezze e al costo del vivere in continuo aumento. Per altra parte sento che il Sig. Marchese signore Brivio ha fatto al cappellano della Rocca assai più larghe concessioni - non gli ha imposto che il solo onere della Messa festiva - questo sarebbe desiderabile che i cappellani di una stessa famiglia siano parificati loro! Mi penso che il sig. marchese D. Annibale Brivio, nel suo buoncuore, vorrà accogliere queste mie, più che parole, vivissime preghiere. Per me è di sommo interesse specialmente a riguardo del cappellano di Zivido, gli venga fatta tale condizione di vita, che assicuri la presenza del sacerdote in detta frazione, che è la più popolosa della parrocchia. Tanto mi sta a cuore, che con Zivido uso somma larghezza e permetto che vi si facciano funzioni, che sarebbero di stretto diritto parrocchiale, senza nulla esigere, cedendo al cappellano interi quei proventi, non sono poi un gran che!, che sarebbero di mia competenza. Si possono immaginare le SS.LL. quale incubo sentii gravitare sul cuore quando don Giuseppe mi disse: a queste condizioni io non posso vivere! Quest'autunno mi procuri un posto! Mi perdonino se torno ad insistere. Siano larghi! Siano larghi! Lo dicano al sig. Marchese in nome mio, pensino che diverrebbe Zivido senza il sacerdote! Certo che le SS.LL. e il sig. Marchese terranno conto di questa mia e prenderanno quei provvedimenti che le condizioni presenti richiedono. Anticipo le più vive azioni di grazia, mentre alla SS.LL. e al sig. Marchese invio i miei più sinceri auguri. Obligatissimo Colombo Antonio, proposto parroco. San Giuliano Milanese, 4 giugno 1918".
La Casa non recedette dalla presa deliberazione e a questa mia rispondeva:
"19 giugno 1918, molto reverendo signore Colombo d. Antonio, preposto parroco di San Giuliano Milanese. La pregiatissima sua lettera del 4 c.m. la trasmisi al sig. Marchese d. Annibale Brivio. Il quale risponde ora che in fatt di riduzioni di Messe stima di poterne concedere di ulteriori, senza non sentire toccati i concetti dei defunti tutori. D'altra parte quando si è deciso fu previa discussione in Curia. Non bisogna dimenticare gli altri emolumenti, quali la legna, l'affitto, il giardino, ecc. Il confronto che si vuol fare con la cappellania della Rocca non regge affatto. La natura e l'origine di detta cappellania sono del tutto diverse, e le sue basi sono di tutt'altra specie. In ogni modo però ed a solo titolo di informazione le potrò dire che la cappellania di Zivido verrà prossimamente investita di un altro piccolo reddito riflettente la testè defunta Marchesa Angelina, reddito che potrà aggirarsi sulle cinquanta lire. Tanto per di lei norma e con osservanza. Devotissimo Annibale Bartesaghi".
In che dovesse consistere questo piccolo reddito per Zivido, è detto nella seguente lettera dell'Amministrazione diretta al cappellano don Giuseppe Crippa.
"Don Giuseppe Crippa, cappellano di Zivido. Milano 22 giugno 1918. Martedì prossimo ricorre l'anniversario della morte della compianta sig.a Marchesa Angelina Brivio-Clerici. Non essendo ancora stabilito da D. Annibale definitivamente quanto si dovrebbe fare anche in avvenire per tale ricorrenza la sig.a Marchesa Marianna e la sig.a Marchesa Luisa dispongono per quest'anno quanto segue: celebrazione nell'oratorio di Zivido, di un ufficio, Messa cantata e benedizione, col concorso anche del cappellano di Carpianello. Per tale anniversario si impiegano lire 50,00. Per questo anno lei si compiaccia di compensare come (…) tali circostanze, il R.D. Giuseppe di Carpianello. La celebrazione deve avvenire nelle prime ore del mattino di martedì 25 c.m., onde dar adito a numeroso concorso di fedeli, poiché tardi sarebbero impediti dai lavori campestri. Ben distintamente, Annibale Bersaghi".
Come ben sivede questo è un altro passo verso l'allontanamento di Zivido da San Giuliano. Io non potevo, non dovevo starmene mutolo. Il cappellano sorpreso della novità della cosa e pregandomi che per quest'anno la lasciassi correre: prima che un altro anno si potrebbero prendere le necessarie misure. E per indurmi all'assenso, mi propose che io con gli altri sacerdoti della parrocchia mi recassi a Zivido ove si sarebbe celebrato un ufficio di 4 sacerdoti. Questo sarebbe stato il riconoscere da parte mia ciò che dovevo disapprovare e creare un precedente che aggiunto ai moltissimi ai troppi già consumati, avrebbe fornito pretesti ad altre sopraffazioni. Mi rifiutai assolutamente. Ed insistendo detto sacerdote a ripetermi: per questa volta la lasci correre, risposi che tutto quello che potevo fare era l'ignorare la cosa, facesse quello che gli ordinavano i suoi patroni. La sera dello stesso giorno, era sabato, mi recai a Carpianello presso l'agente di casa Brivio, perché all'occorrenza sapesse afre all'amministrazione le mie rimostranze. Il martedì il cappellano di Zivido, con intervento del cappellano di Carpianello fece il suo ufficio, corrispose al suo compagno lire 50,00, ritenendosi il resto. Vivamente sconcertato del caso insolito e per sapermi come regolare, mi recai da monsignor Nesoni e presentatagli la lettera di casa Bivio, gli sottoposi i seguenti quesiti: 1) Le benedeizioni, le Messe cantate, gli uffici che si celebrano in una chiesa sussidiaria o di patronato privato, cadono sotto il diritto parrocchiale, sicchè il parroco le possa impedire, vietare? E rispondeva dal diritto non consta con certezza che dette funzioni siano in stretto diritto parrocchiale e qui in città si celebrano nelle chiese sussidiarie ed in quelle dei religiosi. 2) Ammesso che non siano di stretto diritto parrocchiale, può una persona, sia pure un patrono ordinare dette funzioni ignorando il parroco, anzi escludendo il parroco, come detta lettera di casa Brivio? A tale domanda mons. Rispondeva di no. 3) Che debbo dunque fare? E mons. Se non c'è la consuetudine di fare anniversari in detta chiesa, non si deve permettere che si introduca.

(da "Liber Chronicus" 1895-1923, Vol.I, archivio storico Parrocchia di San Giuliano Martire, San Giuliano Milanese)

 

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