Cenni storici 

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Sesto Ulteriano non sfugge a quel particolare alone di suggestione che il suo nome gli affida, tanto da farcelo apparire antichissimo: abitato da coltivatori romani.
Ma il nostro Sextum, posto cioè a sei miglia da Milano, avrebbe bisogno di un'attenta analisi critica, aliena da facili euforie d'onomastica.
Sesto Ulteriano non appare in alcun documento se non dopo i primi anni del 1200, anche se i suoi prati risultavano già di proprietà del Capitolo della Basilica di San nazaro di Milano; non compare neppure nell'elenco del Bussero, il quale non ha citato la chiesa, che sappiamo esistere nella vicina Madreniano, ma che sicuramente era già scomparsa: forse sta qui la chiave per capire il segreto della nascita di Sesto Ulteriano.
Somparso, non sappiamo come e perchè, nel 1200, il nucleo abitato di madreniano, situato ad un chilometro o poco più sa Sesto Ulteriano e distante pur esso sei miglia da Milano, cresce e si sviluppa un altro centro abitato. A questo nuovo centro, mai nominato prima, viene dato il nome di "Sesto Otriano", "Sesto Oltriano", "Sesto Ulteriano" a seconda dei documenti che lo citano. In latino, per indicare l'altro, si scrive "alter"; nel dialetto lombardo, "olter" vuol dire "quell'altro"; anche i longobardi, per indicare un posto aldilà di un fiume dicevano, pressapoco, la stessa parola.
A questo punto vien facile pensare come e perchè Sesto Ulteriano possa chiamarsi così, senza far derivare il suo nome da nessuna famiglia gentilizia romana.
Tutti i terreni di Sesto sono stati sempre di proprietà del Capitolo di San Nazaro ed è nelle carte di quell'archivio che troviamo nominato Sesto Ulteriano, sotto la data del 1223.
In quell'anno il paese risulta esistere, tanto che viene nominato il successore al beneficio della chiesa di San Marziano.
Infatti la chiesa di San Marziano, tenuta sino al 1223 dal presbitero Umberto Villano, viene consegnata dal Capitolo di San Nazaro di Milano al presbitero Alberto da Castelseprio. Questi viene nominato ancora in un documento del 9 agosto 1251 in cui appare come testimonio in un atto pubblico: "presbitero Alberto, della ecclesia de Santi Marciani de loco Sexto Oltriani".
Per induzione, affermiamo che negli anni più vicini agli inizi del 1200 possono essere indicati come quelli che videro, se non la nascita, almeno lo sviluppo di Sesto Ulteriano e che segnano la concomitante scomparsa di Madreniano.
Niente vi sarebbe di particolare da ricordare, dato che il paese fu sempre un piccolo centro agricolo, lontano dalle vie di comunicazione, protetto dal suo verde isolamento.
Un censimento del 1537 ci fa conoscere il nome del suo Console, un tal Stefano de Grassi, oltre a dirci che nel paese vi erano due falegnami ed un fabbro; un'altro censimento, del 1722, indica che la superficie delle sue terre si aggirava sulle 3600 pertiche milanesi e che il Console è Ambrogio Resentino. Il numero degli abitanti non ha mai subito rilevanti variazioni, tanto che il comune, formato dagli abitanti di Sesto, Cologno, cascina della Morte, cascina dei Prati e la Fornace, ha 500 abitanti nel 1709; 526 nel 1801 e 600 nel 1905, mentre nel 1945 nel solo nucleo abitato di Sesto vi erano 142 persone.
Per un certo periodo della sua storia millenaria Sesto Ulteriano ebbe il privilegio di sentirsi talmente importante da essere richiesto quale titolare di un feudo. Vediamo cosa ci tramanda la storia.
Nel XVII secolo, sotto il dominio spagnolo, si assistette nel ducato milanese ad un fenomeno di vaste proporzioni, riguardante le infeudazioni delle località rurali, per dare occasione alle famiglie patrizie cittadine d'assumere, dietro pagamento, di titoli nobiliari o di attaccare ad essi un feudo; cose necessarie a dar lustro ed importanza alla casata, mentre la Regia Camera Ducale incamerava così cospicue somme, utili ai famelici forzieri dell'erario spagnolo.
E' questo il caso dell'infeudazione di Sesto Ulteriano con Cologno, acquistato nel 1646 da patrizio milanese Giorgio Teodoro Trivulzio. Questi l'anno dopo prestò giuramento di fedeltà al re di Spagna e nel 1655 fu creato marchese di Sesto e Cologno; nacque così, a fianco dei principi di Mesocco, ramo principale dei Trivulzio ed ai conti di vespolate, anche il titolo di marchesi, assegnato ad un ramo cadetto della illustre stirpe qyella, per intenderci, che ebbe tra i suoi uomini il maresciallo Gian Giacomo Trivulzio, colui che ebbe ad esclamare: "Questa non è battaglia di uomini ma di giganti", in relazione alla battaglia di Zivido del 1515.
In seguito il titolo passò al marchese Alessandro, figlio di don Paolo Alessandro a sua volta figlio naturale del conte Gian Giacomo. Il giuramento avvenne nel 1667, per passare poi nel 1701 al marchese Teodoro Giorgio.
Naturalmente questi fatti non ebbero nessuna rilevanza con il paese infeudato, essendo il titolo puramente nominale, senza diritti da parte di chi lo deteneva ma solo doveri verso l'Erario.
L'amministrazione pubblica di Sesto Ulteriano fu retta, durante il periodo napoleonico, da Ambrogio Bagatti, seguito da basilio Folli. La restaurazione austriaca vede alla conduzione del comune, come primo cittadino, Francesco Binaghi e, dopo di lui, Baldassarre Manara; quindi Ferdinando Binaghi, figlio di Francesco e fratello di quel tal Paolo Binaghi che partecipò, con Luciano Manara, ai moti risorgimentali del 1848-49, e che fu l'ultimo sindaco del comune di Sesto Ulteriano, soppresso ed incorporato in quello di Viboldone nel 1868.
(...) Oggi il paese, forse presago della sua formazione, è diviso nettamente in due nuclei abitati. Quello antico è rimasto tale e quale, seppur rinnovato nei suoi intonaci, l'altro, cresciutogli accanto, è composto da villette bifamiliari, ed ha determinato uno sviluppo finora sconosciuto, che ha visto Sesto Ulteriano passare, dai 900 abitanti all'inizio del secolo, agli attuali 3000 circa.
(...) Da una pianta topografica della fine dell'800 possiamo constatare che il nucleo abitato di Sesto Ulteriano era suddiviso in quattro contrade così denominate: Contrada della Parrocchia (la strada che fronteggia la vecchia chiesa); Contrada Maggiore (l'attuale via Luciano Manara); Contrada dei Lazzaroni (l'attuale via Della Vittoria); Contrada dei Palot (è ancora chiamato così l'omonimo vicolo).

(da "San Giuliano Milanese: una storia da raccontare", Luciano Previato, ed. Coop. Nuova Brianza, luglio 1989)

   

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