La Battaglia sui libri

Hieronimo Vergerio

Cronaca della
Battaglia dei Giganti
svoltasi sul Lambro
nel A.D. 1515

Nota

Hieronimo Vergerio di Cesana
era figlio di Francesco I e
fratello di Donà, il quale ebbe figlio Francesco II da cui
discende il ramo dei Vergerio
di Cesana ancora esistente.
Hieronimo non ebbe
discendenza e dedicò tutta
la sua vita alle arti militari,
quasi sempre al seguito,
come aiutante, del capitano Bartolomeo d'Alviano,
dividendone le alterne
fortune.

Clades magna et memorabilis Helveticorum apud Flumen
Lambrum prope Mediolanum die xiiiy Septb. 1515
Gloriosissimo francorum Rege Victore.

Benchè son certo, che ad questa hora habiate per fama inteso la gran rotta et memorabil stragge di coloro, che in tanta superbia si erano gonfiati che questi arroganti titoli si havevano vendicati Helvetij invicti, coservatores justitiae, Ecclesiae defensores, et dominatores Principum et che così si vantavano Omnes Pricipes et Pontif. ad nos veniunt et nos facimus ut volumus. Niente di meno perchè non è men bello, et dilettevole intendere il modo verier et la varietà della fortuna che essa vittoria. Dirò con quella brevità, che serà possibile à tanta cosa: onde sel mio scritto parerà alquanto longo ricompensarete la prolizità con la dilectazione, et con la novità di la cosa. Iscusatemi ancora se son stato un poco tardo al scrivere: perchè in si grande et laboriosa giornata, nella quale due imperii dico di Francia et di Venetia et forse di più si son liberati da un imminente pericolo, bisognava attendere ad altro, che à far historie: et poi consultamente hò voluto indugiare per vedere et intendere meglio ogni particolarità, et successo del conflitto, dico dunque repetendo dal principio, che come da l'una parte il christianissimo Rè si haveva fato per le Alpi una nuova et inusitata via al modo Herculeo, e tutta via con propsero successo si appropinquava ad Milano sempre ributtando li inimici, così dall'altra parte lo Ill.mo Sig. Batholameo Liviano cap. generale de Venetiani al primo del presente mese partito dal Polesene con il suo esercito, et caminando sempre note, et dì ad canto al Pò seguiva li Spagnoli che si ritrovavano ad Piasenza. Al fine con summa celerità come Claudio Pierone havendo ochio al vedere et al notar et al volar penne gionse al maggior zappar, et in X dì si venne à Lodi trovò il Sig. Renzo, che bombardava il castello di quella città, subito arrivato lui ad dicto castello fece deditione, et inteso chel Rè era propinquo à X miglia con pochi cavalli andò à far riverentia à sua maiestà, così dopo le benigne accoglienze, et bona ciera, fo consultato l'imprese quid agi oporteret, parve al Rè chel Sig. bartolamio restasse in Lodi, all'incontro de Spagnoli, per impedire la loro congiunctione con Svizzari, et Sua Maestà partita da Marignano si spinse più ancora verso Milano ad 7 miglia et lì acampato con el suo exercito: lo viddi a, XX, hore essendo in colloquio con il Sig. Barth.o fu dato all'arme, onde lui si licenziò dal Rè per ritornare al governo, che li soi dubitando di qualche arte punica et pregò il Rè, che se qualche cosa advenisse subito Sua maestà lo advisasse et ordinasse quello si haveva da fare. Ad questo effetto ancora lassò nel campo del Rè il generoso Sig. Mercurio Capo de tutti Stratioti veramente rediviva gloria di macedonia, che si doveva dar notitia d'hora in hora d'ogni successo, il quale mando uno suo volando a significarli come Svizzari ad hore XXII havevano incominciato il fatto d'armi venne questo Nuntio ad 4 hore di notte. Subito il Sig. Bathololameo inviò Martino da Bancarano ad pregare il Rè, che non volesse confligere senza lui et senza lo exercito della Serenissima Signoria perchè menasse huomini ben armati al combattere tornato Martino a hore 8 li (riferì) in nome di Sua maestà che dovesse improvvisamente spingersi alla volta sua con le genti, così statim lassando Lodi si pose in cammino, et ordinato à tutti Conductieri et Capi de fanti, et d'artigliarie che accellerassero, esso con la banda dè Li soi Zentilhuomeni, che erano circa, 50 venne avanti alli altri essendo mezza via premesse lo Exc.mo Cavaliero Dauriana ad exploratione in che stato fossero le cose, et ad significare al Rè la sua venuta, pur sua maestà con le solite istantie commise lo accelerare del soccorso, il quale cavaliero per accortamente intervenire con speranza in animo francesi non ben creduli del promesso soccorso in tanta trepidazione. Et riferito il tutto e lo reintegrato conflitto al Sig. Barth.o Li fò prudente et sagace guida al loco più importante ove li Inimici per fianco correvano ad assaltare il rè, perchè per lo grande fumo de le artigliarie, et per la immensa polvere non si vedeva ne Cielo, ne terra, alo levar del sole gionto al conflitto, et veduta per dirlo ingenuamente la fortuna dubiosa et li Francesi ò per la stanchezza et longa factione sostenuta ad hore XVII del gorno precedente in fin à quella hora, che continuamente tutta la notte erano stati alle mani con Svizzari, ovvero, che naturale sia di lor fine, che le battaglie esser sempre anticipì, trovo non far quella ugna, et conato che bisognava, onde pensato non doversi aspettare, finchè arrivassero le altre Zenti d'armi, et fanti tutti statim che dalli francesi medesimi era chiamato, et richiamato in nome del Christianissimo Rè bene opportunamente con detti Zentilhuomeni esso primo dete; dentro con tanto impeto in un battaglione de Svizzari di 8.000 gridando Marco Liviano et Francia et exortando li Francesi alla battaglia di modo che furono ribattuti, che dove la vittoria era prima incerta anzi in gran pericolo all'hora per noi, perchè li Francesi vedendo rotta, et aperta l'ordinanza delli inimici, et exortati da Sig. Barthol. con efficacissime parole presero animo.
Portava la bandiera dell'Zentil huomeni Martino sopraditto huomo in ogni officio prestantissimo et animosissimo con accorta decisevità passò di quà, di la dui volte per lo Battaglione, et Insilio Riva loro capo tentò la terza volta, perchè li inimici benchè tante fiate fosse desierata l'ordinanza loro sempre si refacevano, et resistevano senza ciedere tandem tratte le lanze et consumata la polvere manergiorno quelle armi, chel furore li suministrava, et l'ultima fortuna richiedeva, quivi era nel vedere una nuova pugna, altri trahevano li schioppetti per traverso, altri alabarde, altri tratte le berette, et scarpe, et al fine quando ultima cernuntur prendevano la terra à pugni, e la gettavano in faccia alli nostri fremendo et soffiando, come porci Cinghiali "tanto" che mi pareva havere hora visto tanta fortitudine di costoro, quanta ne scrive Julio Cesare: primo di tal natione domatore; in questo punto apparendo, le altre nostre genti d'arme, che tutta via ben serate venivano in si horribile aspetto à suon di trombe li spinsero, che senza più resistere si misero in fuga et tandem dalli nostri Cavalli perseguitati fino a Milano di passo in passo sono stati trucidati et restati in terzo, un gran numero si ritrasse in un propinquo bosolo, dove il rè per doi hore li fece bombardare dal Magnanimo Malatesta Baglione benchè questi al estremo arsi avesse pur volse esser partecipe di sì bella Cazza, raccolse le genti d'arme, e con alcuni cavalli seguendo l'orme delli fugitivi ne aggiunse circa quattrocento ad un molino et li impediti et attoniti ad unum tutti li uccisero. il Sig. Morenico non da Cavallo leggiero ma d'huomo d'arme con tutti li suoi si hà portato, et con tanta sodisfattione del Rè quanta dir non potria comprendere due bandiere, et quattro pezzi d'artigliarie oltre che lui, et la sua Compagnia hà morto più delli inimici, che non ha fatto una battaglia de Lanchinecche, così a cerca hore, 18, il Venerdì fò seguita la sua vittoria.
Narrato il successo del conflitto parmi essere necessario dire la causa et la grandezza di quello. Erano stati gli svizzari molti giorni in stretto prattico à far l'accordo per novemila ducati, et già era, concluso, giurato et vigilati li capitali, et havuto parte de dinari quali infra quatranni si dovevano pagare tutti, et più il rè in perpetuo li dava per loro stipendio 40 m. D.ti all'anno; et in questo accordo era incluso il Duca di Milano, et il Rè li dava per moglie la fia del Duca Valentino con il suo stato. fatta questa Conclusione venne da Piasenza à Milano il Cardinal Svizzaro causa mali tanti talmente con efficacissime ragioni persuase alli Capitani che ogni pace mutò in guerra prima extenuando le forze francise, diceva che li francisi se sentissero potenti non prometteriano si larghe conditioni praeterea aggingeva li Francesi sempre havere naturale paura de le loro virtù, animandoli al combattere, nel quale poriano vincere un rè potentissimo, tanti Baroni, et tutta la Nobiltà di Franza, con tanta immensa richezza, che dietro si menavano, e poi tutta la Franza, et al fine loro si poriano in signoria de Italia, e non più darla ad altri, et in tal rischio loro erano per perdere poco, et vadagnar assai in questa Oratione, che pareva imitar Leonida Spartano fece levar una fama, che Spagnoli havevano assaltato il Campo de Venetiani, et che veniano poi alla volta de Francisi, per la qual cosa concluse esser necessario dover soccorrer alli Confederati, denique soluto concilio con grande impeto il Giovedì usciro di Milano, che erano ne più ne meno di 40 m., et prima fecero doi battaglioni et alla fine ne fecero tre, et da tre bande acircondaro et assaltaro il Campo regio con tanto furore che al primo impeto acquistaro doi miglia di paese di essi allogiamenti et molti pezzi di artigliaria, il magnanimo Rè, che stava ben previsto subito spinse Pietro Navarra con li suoi, il quale usando la sua solita virtù, recuperò le artigliarie, e parte ne tolse alli Inimici, combattevasi da tre bande fortemente. Sopravvenne la notte, è benchè fin cinque hore di notte combattessimo con li altri Lachinech, senza l'uno ceder all'altro, e li Svizzari nelli Allogiamenti francisi già occupati tutta la notte stetero una parte è l'altra sempre in arme, il Re armato appresso le artigliarie con la battaglia et stando tanti vicini usavano alcune astutie, et molti francesi cridavano, chi viva, loro respondevano, Franza, hò inteso che li parve combatter di notte per doi rispetti, prima per tema delli Cavalli nostri, et poi per le artigliarie, sperando di notte più facilmente poter mettere in terrore et in desordine l'inimici per l'avantagio delli alti fossi, et spessi arbori, ma io vi aggiongo le tenebre, perchè non sanno dove ne atendersi il pudore, perchè ad incontrar la morte ogn'un naturalmente paventa, poi passata gran parte della notte doi hore inanzi dì si incominciarono ad urtare: et primo con pari virtù instaurarono la pugna, di poi la fortuna fu assai dubia, fin che arrivò il nostri Ill.mo sig. Bartol.o, et, come è di sopra narato, fu certo e sicuro quello che per XX hore fu incerto et periculoso; più crudele, et forte fatto d'arme di questo non è stato all'età nostra. Assai simile à quello di ravenna, mà questo di più hore et di maggior occisione d'inimici, et massime delli Capitanii, che si trovavano a essere morti più di cento; et quasi tutti li huomini di guerra, et più valenti, onde li Rustici hanno gravemente cominciato à temere ad esponersi alla morte per suasione, et impulso di altrui. il Rè informato con diligentissima inquisitione ha ditto al Sig. Bartholameo esser morti da XX m. Svizzari; ma da alcuni Capi captivi et da Milanesi havevano inteso di 16 ma pochissimi si son salvati in ordinanza mà dissipati di quà di là, infiniti sono stati occisi: a Milano ne sono feriti et stroppiati più di 2.000. Dominica dalli nostri Cavalli lezieri ne furno ammazzati circa 300. Nella via di Milano à Como dove fù preso uno Cap.o huomo di conto, et interrogato di ogni cosa dal Sig. Barthol.o per m.r Cosmo de Tontis interprete, tutti li sopradetti loro Consegli confessi, et tutto in conformità da altri havevano inteso. Io ancora per non creder meno al viso, et all'udito, Cavalcai il sabb.o mattina circa cinque hore per gran strage, e poi la Domenica et ancora il Lunedì dove non era stato, et mi parve maggior, che si dice quale dura per latitudine per li allogiamenti francesi più di duo miglia, et per longitudine più di cinque. Credo veramente, et horrendo spettacolo et non meno ridiculo, che credeva li vivi massime li Lanzchenech, la mattina per la troppa lassitudine dormir riposatamente frà li morti et uno di uno morto si haveva fatto capizzale. Camminando più oltre presso ad un boscho intesi, che ne combattevano circa 300, et alcuni salvati in sù li arbori, con buone schiopetate, et saette li buttavano di giù come Colombini.
Parmi esser il debito dell'Historia dir di quelli, che virtuosamente si hanno portato, et in primisi il magnanimo Rè che armato di tutte arme non solamente fece il suo Imperatorio officio, ma da buon Cavalliero, onde hebbe molte botte di piche al collo, che se la sua persona non era autem erat de Gallia et chi si esponesse à mille morti, per amore di sì bello, et virtuoso Rè. Del inclito Sig.re Bartolamio, et delli suoi gentlhuomini, che dirò altro se non che la inopinata et acquistata gran vittoria li comenda et lauda, et trà essi lo infelice adolescente Sig.r Chiappino figlio dell'ill.mo Sig.r Conte Littigliano, il quale più che li geni suoi non portavano ultra vires sostemque mosso et ardito in la battaglia de Svizzari intrato fù da quelli ammazzato. Heu miserande Puer haec te prima die bello debit haec eadem aufert. Delli Gentihuomini predtti solo m.r Cosmo de Tontis è stato ferito nella gomera destra et perso un dente, il quale sopra un Corsiere imbardato combattendo due volte passò con li altri per lo battaglione, et benche rompesse la sua lanza, et con il ferro si facesse la strada, hebbe anche lui la botta risposta. Di Francisi et Lanzchnech morti dicono alcuni essere circa 4.000 et feriti assai de li quali ogni dì moreno di gran Signori dicono sei. Io sò di questi (esser) morto il Sig. di bon pensiero, fratello del Duca di barbon, il Principe di talamona Sig. della tramagia, et Ambramante, che prese il Sig.re Prospero Colonna, li altri non sò. Non si po' acquistare una grande vittoria senza gran Sangue, vinse Enea, morì Pallante: questa è stata delle belle Vittorie, che Cesare in qua Principe alcuno habbia havuto: ne la quale è stata ben punita la immanità et perfidia Helvetia , et dove hanno perse tutte le artigliarie, et le bandiere, et massime il Stendardo, che chiamano della bella, che è il principale loro, et il generale de tutta Liga de Svizzari, et più che hanno perso la inveterata appresso il vulgo opinione de Invitti. Il stendardo l'hà il sig.r Bortol.o loro si lamentano sommamente de Spagnoli, et del gran Prete, che sono stati traditi, et assassinati, essendo stati sempre tutti da altri come pulzoni, et gonfiati di vento, ad gran speranza non mai vedendo ad effetto le promesse fatte. hanno giurato ut ajunt mai più vedere l'Italia, dove non sano di chi più fidarsi, onde se potessero tornare guai a chi più li desiderano, et chiamano, et con grande biasimo si dolgono del loro cardinale, il quale secondo le minaccie può dir que me tellus, quae me aequora possunt accipere! ma lui ... dice quoid enim salvis infamia nimis, perchè scampato da la rotta dove era se nè andato via fora di Milano con 4 somme di danari, con promisse al Duca di voler far nove genti.
Quanto sia stata grave la ruina di svizzari hora si può ben comprehendere, che essendo il Rè accinto per la expedizione di Como: ove si diceva esser conchinate le reliquie de inimici, questa mattina adì 18 li Ambasciatori di Como con lo lato volto han per lo castello di chiavenna li hanno dato obedientia, et le chiavi, delli quali luochi gia si erano insignoriti, onde per evidente segno indicano, che loro per più non potere de Italia, più non ne vogliono: il Duca fin hora è in Castello con 1300 Helvetii aspettando soccorso, e la varietà della fortuna ovvero sperando nella clementia del vincitore: mà hoggi il Conte Pietro Navarro è entrato in Milano per la sua espeditione, aver assedio. Doppo la Vittoria lo Ill.mo Sig. Bartolomeo come el mag.co m.r Domenico Contarini provveditore generale qual fù presente al conflitto, ando à fare reverentia al Re, il quale come lo vide, ò qui compleans et gaudia quanta fuere confessando ore proprio haver havuta questa vittoria per la virtù del detto Sig. Bartolamio, et chel sia così un giorno gil farà cognoscere da bono, et grato Re: questo disse in presentia di molti Baroni et similmente hà scritto alla madre in Francia, il simile tutti li grandi, et piccoli di Francia à piena bocca predicano di modo che non si stiano far buona ciera à ciscuno di noi quando ci vedono. Il Sabbato à sera li Milanesi mandorno un Trombetta al Re pregando venia et Sua Maestà benignamente li perdonò. La Domenica vennero Li Ambasciatori di Milano à fare la deditione. Il Rè si approssimo alla Città tre miglia et al mover del Campo, io per non perder sì bella vista, vedi tutto lo esercito veramente grande et mirabile, onde dirò non meno tanti armati in Grecia Xerse. Talmente che io ero già stanco di mirare ove sono tutti li Prencipi, et la Nobiltà della Francia, persuadomi che essendo comutata la potentia come la prudentia con tanto amore, et fe come dimostra questo divino Rè, et la Ill.ma sig.ria Ambidoi di tutto si farano Sig.ri. Benche alla prudentia di ch'io parlo non mancano ancora le sue forze perche lo Ill.mo sig. Bart.o hà qui un bel essercito de gente eletta, dirò mille huomini d'arme X m. 3000 Cavalli Leggieri et 24 pezzi di Artigliarie perfettissimi. Con le quali forse sperano in breve ricuperar il perduto, et acquistare del novo. Questa è la pura et semplice verità più tosto mancando, che adiungendo al vero, et chi altramente hà scritto non vidit: sed qui vidit testimonium perhibuit veritatis. Valete, et de Helveijs longo post tempore victis, et ab Italia pulsis mecum plaudite et benche de longe rallegratevi de la Victoria de si bel Re dalli Cieli d'ogni virtù quantunque externo.
Non quod ulla servitus optanda est. Sed qiod dignitate Domini minus est turpis fortuna servi. datum apud flimen Lanbrum ex communione: felicibus Castris Gallorum et Venetorum die XVIII Septembris 1515. Vester Hieronym Verg.us.

De Armipotente Venetorum Imperatore
Helvetiys Caesar geminatis. Claudibus olim
primus fudit humi, perdomuit feros.
Nunc autem tumidos magnis successibus alter
Caesar eos docuit sub juga posse premi
Liviades etenim romano sanguine Cretus         Bartolomaeus enim
fatali helvetios contudit exitio

A tergo:
Alli Mag.ri et mei Honori m.r Paolo et m.r Cardino Capo de Pacca
M.r Gio: Batta da Lion da Pad.a et m.r Marco Musura

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