uno dei temibili alabardieri svizzeri

 

il giovane e non meno pericoloso Francesco I°

 
 
 

E' il pomeriggio del 13 settembre 1515 ha inizio l'immane battaglia poi detta "Dei Giganti"

 
 

Gli Svizzeri avanzano...

Matteo Schinner, in quei giorni di attesa e di permanente consiglio, si dichiarò senza esitazione per la guerra. Occorreva essere concordi - disse - ed agire tutti insieme. Il trattato di Gallarate era un tranello: accettarlo, significava condannare gli svizzeri a non uscir più dalle loro valli.
Si discuteva, e più aspramente del solito, nel primo pomeriggio del 13 settembre; quando irruppe nella sala del consiglio un cuoiaio di Zurigo, Rodolfo Han: "Battaglia!", annunciò. Si combatteva sotto le mura. I francesi si erano fatti sotto.
I capi confederati accorsero: fu subito chiaro che si era trattato di un semplice incidente: una zuffa, agli avamposti, tra sentinelle e qualche cavaliere francese in ricognizione. Il nemico non era in vista... Ma il cardinale di Sion non si lasciò sfuggire quella occasione; arringò brevemente la massa eccitata dei soldati; esortò alla battaglia; e "sibbene rivestito dei purpurei abiti pontificali", montò in sella e s'avviò verso la Porta Romana.
Lo seguirono tutti, bandiere al vento, per la strada di Lodi. Marciavano, davanti a tutti, i "perduti": "ed erano costoro uomini elettissimi di tutti i Cantoni, d'età fiorita e di singolare prestanza i quali, per poter conseguire rapidamente i rari onori della milizia, con prova d'illustre valore, usavano mettersi volontariamente a tutti gli aspri e difficili uffici della guerra. Ed erano conosciuti dagli altri, solo dai candidissimi mazzi di penne che con gran pompa portavano sui cappelli..."
Verso la località di San Donato, la massa tumultuante dei Confederati lasciò la strada ed entrò nei campi; alcuni ufficiali, che s'erano portati avanti a riconoscere il terreno, cercarono d'arrestare la marcia.
Attaccare subito - dissero - era follia. Non si combatteva dopo una corsa come quella, non si combatteva a stomaco vuoto; e se occorreva farlo, non ci si buttava avanti così, in disordine e proprio in quel giorno infausto, il tredicesimo del mese!... Proposero d'accamparsi, di mangiare, e d'attaccare il giorno dopo.
Ma i soldati, in tumulto, non ascoltarono; e in una sorta d'eroico ammutinamento, s'ordinarono su tre quadrati, e seguirono i "perduti" che s'avviavano verso il nemico. Ai comandanti non restò che portarsi in testa ai loro reparti.

(da "La Battaglia dei Giganti" di Mino Milani - Storia Illustrata - Aprile 1973)

   

...Arrivano i Francesi

Il 10 settembre l'esercito arriva a Melegnano. Qui per tentare di capire esattamente i movimenti del re e dei suoi, bisogna dimenticare la topografia del giorno d'oggi e ricostruire quello che era l'aspetto del paese (Melegnano) nel '500; in particolare la differenza più importante è che la via Emilia (che Pasquier chiama "le gran chemin") passava per il paese e l'unico ponte sul Lambro (Pasquier lo chiama "Dambre") era quello che si trova al centro del paese.
All'epoca Melegnano era probabilmente tutto sulla destra del fiume e il ponte divideva il paese dai sobborghi.
Per alloggio del Re era stato scelto dai suoi l'albergo del Cappello Rosso, situato, secondo alcuni, dove oggi c'è il ristorante "Al Vapore" (a nostro avviso, invece, doveva essere sull'attuale via Vittorio Veneto, perchè Pasquier dice " vicino alla porta, all'uscita della città, andando verso Milano").
Viene invece un contrordine: il Re prende alloggio nei sobborghi, oltre il ponte, vicino "all'immagine di San Giovanni", un buon alloggio situato alla biforcazione di due strade, davanti al quale c’è un grande olmo: noi pensiamo che il posto possa essere individuabile nell'ex cascina Pallavicina, all'incrocio tra la strada Pandina e la "gran strada".
I comandanti e il Connestabile si portano invece oltre, sulla gran via, in parte all'attuale cascina Bernarda e in parte a Sordio e al Bissone.
Dunque, secondo Pasquier, il Re non si è accampato nè a Mulazzano, nè a Casalmaiocco; egli menziona questi due paesi ("Mulsan" e "Casal") solo per dire che sono a poca distanza dall'alloggio del Re.

(dal testo della conversazione tenuta da Riccardo Felcaro e Giovanni Canzi del "Gruppo Amici della Storia Locale" nella biblioteca di San Giuliano Milanese la sera del 10 settembre 1998 in occasione dell'appuntamento culturale "Zivido Segreta" promosso dall'Associazione Culturale Zivido nell'ambito delle manifestazioni per l'VIII edizione della rievocazione storica "Ritornano i Giganti").

 
 

intanto
il giorno
prima,
12
settembre
1515,
i francesi...

Due giorni dopo l'armata ripassa per Melegnano (Pasquier ricorda che nelle vicinanze c’è un piccolo convento di Nostra Signora del Carmelo) e si accampa tra Santa Brera e Zivido (Pasquier li chiama "Saincte Brigide" e "Genille"); il Re in particolare alloggia a Santa Brera, che è così descritta: "un grande caseggiato, con 4 o 5 grandi portici pieni di paglia e fieno e attorniata da grandi prati e vigne, con tanta uva bianca più che in qualsiasi altro posto". Le cantine, però, erano vuote, perchè la fanteria, arrivata per prima, aveva bevuto tutto il vino che c'era.
(dal testo della conversazione tenuta da Riccardo Felcaro e Giovanni Canzi nella biblioteca di San Giuliano Milanese la sera del 10 settembre 1998 in occasione dell'appuntamento culturale "Zivido Segreta" organizzato dalla Associazione Culturale Zivido nell'ambito dell''VIII appuntamento della rievocazione storica "Ritornano i Giganti")

 

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