i Giganti


ritratto di Pierre Terrail signore di Bayard







stemma del Bayard







L'investitura della cavalleria a Francesco I°
Il signore di Bayard, detto il cavaliere senza macchia e senza paura, cre� cavaliere sul campo il sovrano. Nel racconto storico di Ignazio Cant� l'investitura sarebbe avvenuta nella Chiesa di San Giuliano Milanese, come � rappresentata in questa stampa del secolo scorso






Les Amis de Bayard
L'Associazione "Les Amis de Bayard" è nata nel 1938 con lo scopo di riunire tutte le numerose persone che a Pontcharra, in Francia, e dovunque si interessano alla storia del "Cavaliere" ed alle sue gesta.
L'Associazione ha creato un museo di ricordi nella casa fortificata del Château Bayard, perfettamente restaurata e spendidamente situata sulla sommità di una collina, al centro della vallata del Grésivaudan. Il museo, gestito dalla citta di Pontcharra e dall'Associazione, è aperto al pubblico dal 15 maggio al 30 settembre.

 

Association
Les Amis de Bayard

Office du Tourisme du Haut-Grésivaudan
21, rue Laurent Gayet
38530 PONTCHARRA - France






Immagini
monumento al Bayard
Castello del Bayard 01 02
La Torre d'Avallon






Les Amis de Bayard - pubblicazioni

Bayard un grand serviteur de la France et de ses rois

Bayard Lieutenant Général du Dauphiné

Bayard et la Maison de Savoie

Bayard en Queyras

Bayard de Pontcharra à Rovasenda

La dernière campagne de Bayard

Petite histoire véridique des faits et gestes du capitaine Bayard

Documents inédits sur le transport du corps de Bayard et ses funérailles en 1524

Enigmes de rois à chateau Bayard






Altre storie

Giustizia di Baiardo







Le Chevalier Bayard (Pierre Terrail, seigneur de Bayard), surnomm� "le Chevalier sans peur et sans reproche", a v�cu bien apr�s la p�riode de la croisade contre les albigeois. N� en 1476 et mort en 1524, il fut c�l�bre pour sa bravoure pendant les guerres d'Italie, notamment au pont du Garigliano en 1503. Fran�ois Ier voulut �tre arm� chevalier de sa main sur le champ de bataille de Marignan (1515, appel� aujourd'hui Melegnano, pr�s de Milan en Italie).

Narrano gli storici che al termine del combattimento (13-14 settembre 1515, Battaglia di Marignano o Dei Giganti) tutti i principi si fecero d'attorno al re rendendo omaggio al suo valore ed alla sua bravura e vollero che egli fosse creato cavaliere sul campo; ader� il Re a questo alto riconoscimento ed ordin� che l'investitura gli fosse fatta dal signore di Bayard il cavaliere senza macchia e senza paura, l'ultimo ed il più degno rappresentante della concezione medioevale dell'umanesimo delle armi oramai al tramonto. Il Bayard pieg� il ginocchio davanti al sovrano e gli offr� la spada pronunciando l'orazione tradizionale con cui da un giri immemorabile di secoli gli accoliti venivano iniziati alle regole dell'onore e della cortesia; ed il Re cingendo l'arma rispose al cavaliere di Bayard con nobili parole che Champier ci ha tramandato nelle sue memorie.
Da G.Gerosa Brichetto, "La Battaglia di Marignano. Uomini e tempi delle calate dei francesi sul Ducato di Milano", Milano 1965



M.G.Pertone Bargagli-Stoffi
BAIARDO, Cavaliere senza macchia e senza paura, 1475-1524
La vita

Giardini Editori e Stampatori in Pisa, 1979
(materiale inviatoci gentilmente dal Sig. Carlo Tunisi)

Con grato ricordo del prof. G. Battista Picotti, che accese in me l'interesse per la storia rinascimentale
Molti amici mi hanno aiutato nella non facile ricostruzione delle vicende della vita del Baiardo, personaggio celeberrimo, ma assai poco conosciuto.
Devo la massima gratitudine alla signorina Eliane Monnet, di Grenoble, figlia del più coscienzioso e autorevole storico del "Buon Cavaliere". Essa mi ha procurato quasi tutti i libri francesi e mi ha introdotto nella "Associazione des amis de Bayard".
Il prof. Giorgio Raymondi, docente nell'università di Roma, medico e umanista, appassionato "amico di Bayard", è stato autentico collaboratore. Non solo ha fatto diagnosi precise, in linguaggio moderno, delle malattie del Bayardo, ma anche ha messo a mia disposizione i frutti delle sue personali ricerche e spesso mi ha ricondotta al lavoro, trasmettendomi il suo entusiasmo.
L'aiuto più valido però l'ho avuto da mio marito, Guido Bargagli-Stoffi, il quale mi ha seguito capitolo per capitolo, vagliando con me tutti gli episodi più controversi e interessandosi in particolare della ricostruzione degli eventi bellici.
Nel mio lungo lavoro mai mi sono sentita sola. Come spontanea espressione di riconoscenza, ho usato il plurale sia nella prefazione, sia in seguito, qua e là, narrando.
Maria Grazia Pertone Bargagli-Stoffi
Pisa, 31 Dicembre 1979

La sorpresa di Villafranca (pag. 248-252)
In un primo tempo il Connestabile pensa di imbarcare un forte contingente di truppe a Marsiglia e di sbarcarlo a Genova. Provvede, con sapiente iniziativa personale, ad assicurare alla Francia l'alleanza di genova. Ad ogni costo è necessario entrare in Piemonte da sud e il Borbone non vede altra via se non quella attraverso la Liguria.
Bayard però sa molto, quasi tutto, di ciò che avviene in Piemonte. Egli riceve informazioni frequenti e dettagliate da parte di amici piemontesi su cui può fare pieno affidamento. Il conte di Morette, suo sicuro amico da molti anni, cura i collegamenti. Il castello di Moretta dista circa due chilometri da Villafranca, cittadina in cui spesso il Colonna fa tappa, durante gli spostamenti consueti tra Saluzzo e Val di Susa. Corrieri segreti varcano le Alpi, per incogniti sentieri mntani, e portano informazioni di ogni genere a Bayard.
Il castello del conte, già si è detto, sorge a 10 km da Carignano, dove da 15 anni risiede la duchessa vedova Bianca di Savoia. Sorge il dubbio che Bianca abbia una parte notevole, seppure rimasta segreta, nelle iniziative rischiose del conte di Moretta, che agisce in favore di Bayard in territorio attentamente controllato dagli Spagnoli.
Il Buon Cavaliere informa il Connestabile che esiste un valico alpino assai più a sud del Monginevro e del Moncenisio, un passo molto elevato e disusato, l'Argentera, da cui l'esercito intero potrebbe passare, purchè la strada venga prima opportunamente aperta dai genieri. Esistono inoltre mulattiere e sentieri selvaggi per i quali possono andare abbastanza speditamente i più esperti squadroni di cavalleria per giungere, del tutto inattesi, in val Maira, fino a Dronero, in modo da impeganre di sorpresa il Colonna alle spalle.
Il Connestabile accetta i suggerimenti. Mentre Bayard si dedica a perfezionare il piano, il duca riordina l'esercito del re, conferisce con i marescialli e comanda l'afflusso delle truppe a Grenoble.
Francesco I° intanto è impegnato nei riti solenni dell'incoronazione e della consacrazione in Saint Denis. Subito dopo si reca a Lyon dove attende le bande di mercenari Lanzichenecchi, che ha ingaggiato. Poi le guida a Grenoble, dove i marescialli con il grosso dell'esercito lo aspettano.
Si schierano intorno alla città fanterie, artiglieria, carriaggi a non finire. I genieri, al comando dell'esperto ingegnere Pietro navarro, sono già sulle Alpi, al lavoro, per allargare la strada oltre Barcellonette, verso Larche e La Maddalena. A metà agosto Francesco I° si mette in marcia verso lo sconosciuto alto valico alpino.
Ormai l'avanguardia del Connestabile è già in Piemonte ed ha realizzato un'impresa senza precedenti. Infatti i capitani Bayard e Ymbercourt, con i cavalieri delle loro compagnie, si sono inerpicati per primi tra boschi e rocce, hanno raggiunto valichi elevatissimi, tra picchi nevosi e strapiombi da vertigine. Gli spericolati cavalieri procedono per mulattiere note soltanto ai mandriani. Discendono poi sul versante italiano, gettandosi fuori da ogni strada, per sentieri appena tracciati, attraverso il groviglio della foresta e delle pietraie, dove non si incontra anima viva. Giungono così in Val maira. Ormai i cavalieri francesi sfilano davanti a casolari e villaggi; retti con ferrea disciplina, non provocano danno nè timore tra le popolazioni. Non recano disturbo e nessuno li disturba. Bayard apre la cavalcata; la sua presenza rassicura la gente, poichè è noto il puntiglioso scrupolo con cui egli rispetta beni e persone. Viene riconosciuto: perciò nessuno si spaventa, nessuno fugge, tanto meno nessuno corre ad avvertire il Colonna della comparsa dei drappelli di cavalieri francesi. Passino pure alla svelta; meglio se lo scontro, con le distruzioni che implica, scoppierà lontano.
Soltanto la piena omertà dei Piemontesi permette a Bayard e all'Ymbercourt di raggiungere Dronero e di avanzare poi speditamente per più comode strade, verso nord, attraverso le terre di Saluzzo, senza che il Colonna ne abbia avviso. Finalmente al condottiero dei confederati giunge notizia che Bayard è stato visto da qualcuno in Piemonte.
La reazione del Colonna è, a dir poco, strana. Probabilmente gli è stato fatto soltanto il nome di Bayard, poichè i Piemontesi conoscono bene lui, non l'Ymbercourt. La presenza del Buon Cavaliere in Piemonte non allarma, forse neppure sorprende, il Colonna. Egli dice: "Il Bayardo ha varcato le Alpi a volo, come un uccello".
Il fatto non turba nè stupisce, quasi non sia cosa nuova l'arrivo del Buon Cavaliere in Piemonte, per sentieri selvaggi, accessibili soltanto al più spericolato cavaliere della Cristianità e, al massimo, a qualche suo amico. Il Colonna è convinto trattarsi di un pugno di uomini che egli potrà sopraffare senza fatica, non appena lo ritenga opportuno: "A volo, come un piccione, il Baiatrdo è arrivato. Io, come un piccione, lo metterò in gabbia".
Anzi la bravata di Bayard sembra avere senso soltanto come stratagemma diversivo, per destare allarme a sud, farvi accorrere il Colonna e alleggerire lo sbarramento del Monginevro. Oltre quel valico il Connestabile sta in attesa, con l'avanguardia, deciso a forzare il passaggio non appena sappia che il Colonna è accorso ad affrontare Bayard, e magari abbia anche distolto qualche contingente di mercenari svizzeri dalla guardia del passo. Per il Colonna dunque Bayard costituisce soltanto un'esca, non cert un pericolo. La minaccia secondo lui si profila in Val di Susa. Perciò il condottiero affretta la propria marcia da Saluzzo verso Pinerolo. Fa tappa a Villafranca, per pranzare con i suoi ufficiali.
Quando un messaggero affannato entra nella sala e riferisce che moltissimi cavalieri francesi hanno circondato Villafranca, è troppo tardi. Un attimo dopo, Bayard e Ymbercourt con altri ufficiali irrompono nella stanza. Il Colonna accenna appena l'atto di por mano alla spada. Capisce che non c'è via di scampo e si arrende, consegnandosi al signor d'Ymbercourt. (Un principe Colonna non esita nella scelta: si dà prigioniero al personaggio più aristocratico).
L'intera cavalleria dei confederati, rimasta senza ufficali e senza istruzioni, si sgomenta e si arrende. La notizia del disastro spaventa gli Svizzeri, i quali abbandonano le postazioni dei valichi e si ritirano a tappe forzate, tanto più che davvero il Connestabile si è mosso, discende rapido dal Monginevro e travolge le bande che si siano attardate. Ormai gli Svizzeri fuggono, sia pure senza sbandarsi, e vanno ad asserragliarsi in Novara.

Marignano: la Battaglia dei Giganti (pag.253-265)
Quando Francesco I°, con il poderoso esercito, dopo avere varcato l'Argentera, giunge a Cuneo, il Piemonte è tutto sotto il controllo francese, la cavalleria dei confederati è annientata, il condottiero Prospero Colonna è prigioniero e viaggia verso la Francia. Se Francesco I° non l'avesse vietato, il Connestabile avrebbe già lanciato tutta la cavalleria francese all'inseguimento degli Svizzeri in ritirata e li avrebbe sbaragliati prima che potessero raggiungere Novara. Il re però si è opposto e l'occasione di vincere, anzi di stravincere, quasi senza combattere e senza perdere uomini, è sfumata. Il Connestabile ha obbedito senza battere ciglio: conosce il proprio dovere di sottomissione assoluta al sovrano. Conosce soprattutto Francesco I°. La sorpresa di Villafranca è stata un'azione strategica folgorante. Il Connestabile, già fin troppo popolare, ora è il principe più glorioso e ammirato in Francia. Francesco I° non sopporta che alcuno sia più grande di lui. Vuole essere protagonista della guerra e della storia.
Tuttavia quasi subito entra in trattative con gli Svizzeri asserragliati in Novara. E' disposto a pagarli largamente purchè disertino e si ritirino nei loro Cantoni. La contrattazione si prolunga e dà modo agli Svizzeri stessi di lasciare Novara e di operare il ricongiungimento con le bande ammassate a Milano.
L'esercito francese entra in Lombardia, avanza fino a Marignano (Melegnano), e vi si accampa, 10 km a sud est di Milano. Il re, sistemato comodamente in un convento, attende sereno che gli Svizzeri ritirino l'enorme somma che hanno richiesto, e poi abbandonino in massa la città. Lo Sforza, tradito e solo, dovrà fuggire in Austria presso l'Imperatore. I Milanesi apriranno le porte al re di Francia.
Francesco I° fa assegnamento sul fatto che i mercenari combattono per arricchirsi: tanto meglio quando sia possibile per loro incassare denaro senza affrontare pericoli. Gli Svizzeri però, avidi di preda come sono, vengono convinti dall'abile discorso di un ministro dello Sforza, il vescovo Schinner: "Se il re di Francia sborsa così facilmente 120mila ducati e si impegna a pagare entro 4 anni l'enorme somma di 800mila ducati, egli è ricchissimo e di sicuro ha con sè nell'accampamento favolosi tesori di monete, di vasellame prezioso, di gioielli".
Per di più la proposta di mercato avanzata dal re di Francia crea negli Svizzeri la convinzione che il sovrano tema lo scontro armato. Perciò il 13 ottobre 1515, mentre Francesco I° dopo pranzo intrattiene piacevolmente alcuni amici e già traccia il programma del prossimo trionfale ingresso in Milano, le truppe dello Sforza escono dalla città e marciano serrate, in silenzio, senza trombe nè tamburi, per sorprendere e travolgere a Marignano i Francesi e impossessarsi delle loro ricchezze.
Soltanto la nube di polvere che gli uomini e le artiglierie sollevano, rivela alle sentinelle francesi che qualche cosa di imprevisto sta accadendo. Giungono a briglia sciolta il Lautrec e il Bastardo di Savoia, i quali erano partiti per Buffalora dove avrebbero dovuto versare agli inviati svizzeri il primo acconto. I due cavalieri urlano agli avamposti che i nemici stanno precipitandosi sul campo francese.
Il Connestabile immediatamente ordina alla cavalleria e alle bande tedesche alle sue dipendenze di schierarsi secondo le istruzioni da lui già diramate in precedenza. L'avanguardia del Borbone riesce a realizzare il proprio spiegamento, mentre già il tumulto della fiumana degli Svizzeri romba da vicino nel polverone.
Il piano tattico del Connestabile è preciso. La cavalleria francese si divide in due ali laterali, avanzate come morse di una tenaglia; in mezzo a queste, un po' arretrati, stanno i Lanzichenecchi, schierati davanti e a difesa dell'artiglieria. Purtroppo questa non ha il tempo di entrare in azione, perchè ormai il nemico è troppo vicino. Gli Svizzeri dello Sforza, secondo la loro particolare tattica, piombano al centro per impadronirsi dei cannoni, rigirarli e sparare subito sul grosso dell'esercito francese, che sta ancora mettendosi in ordine di combattimento. Il Connestabile conosce lo stratagemma degli Svizzeri e, prevedendolo, ha affidato ai Lanzichenecchi il compito di sostenere l'urto delle bande svizzere. Egli confida che lo faranno ad ogni costo perchè i Tedeschi odiano a morte i mercenari svizzeri per motivi di politica e di rivalità. Gli Svizzeri, duramente impegnati di fronte, saranno attaccati sui fianchi dalle due ali della cavalleria francese.
Il piano è perfetto. Le cose però si svolgono in modo diverso. I Lanzichenecchi sono informati (come tutti, del resto) che il re si è accordato con gli Svizzeri ed ha aderito ad ogni loro richiesta, pur di indurli ad abbandonare lo Sforza. Ora vedono arrivare gli Svizzeri, li vedono passare indisturbati tra gli squadroni della cavalleria; per di più l'artiglieria francese non ha fatto fuoco quando i nemici erano a distanza di tiro. La massa enorme dei mercenari dello Sforza, intera, intatta, si scaglia unicamente su di loro Tedeschi. Essi si credono traditi: il re di Francia deve avere promesso agli Svizzeri il loro massacro come parte integrante del prezzo pattuito. Gli Svizzeri hanno già intascato il denaro. Eccoli ora a fare strage degli odiati Lanzichenecchi. Subito dopo si ritireranno ricchi e soddisfatti. Tale convinzione si diffonde rapida come un incendio. Perciò i Lanzichenecchi rifiutano lo scontro, arretrano e abbandonano agli Svizzeri i cannoni.
Il Connestabile, per quanto colto di sorpresa da ripiegamento delle bande sulla cui aggressività ha fatto affidamento, accetta la situazione come è, e passa immediatamente ad un piano disperato: lancia Giovanni de' Medici con i suoi fanti contro gli Svizzeri; egli stesso, con gli squadroni di cavalleria, si getta in mezzo alla valanga degli aggressori. I cavalieri francesi si aprono il passo sfondando armature e petti, spaccando teste, troncando braccia. Travolgono i fanti nemici a gruppi. Quando le lance volano in pezzi o restano infitte nei corpi dei caduti, pongono mano alle spade, alle mazze, ai pugnali. Tuttavia gli squadroni si frantumano nell'urto contro una moltitudine di fanti di gran lunga superiore di numero. Ogni cavaliere si trova circondato da una selva di picche; ben presto ciascuno combatte da sè e per sè, uccide per salvarsi la vita. I cavalli sventrati cadono. Spesso il cavaliere non riesce a mettersi in piedi, impacciato dal peso dell'armatura. Due o tre Svizzeri gli saltano addosso e lo finiscono a pugnalate.
Bayard è nel folto della mischia. Si batte, quasi fuori di senno, sostenuto dalla febbre dell'ira e della disperazione. Guidato dalle ginocchia del padrone, il suo cavallo balza in avanti e arretra, scarta, s'impenna, scalcia. Bayard bada alla bestia quasi più che a sè stesso. Non vuole perdere il destriero perchè sa che cadere da cavallo equivale ad essere risucchiato dal gorgo di un fiume in piena. Perde l'elmo, perchè nella fretta lo ha allacciato male. A capo scoperto, dritto sulle staffe, cala a due mani fendenti su elmi e spalle. Grida: "France!". Più volte è raggiunto dalla punta di una lama, ma neppure avverte le ferite. Un solco di morte rimane aperto dietro di lui; ormai davanti a lui gli Svizzeri arretrano e fuggono. Lo hanno riconosciuto e sono colti da panico quasi superstiziono. Bayard si apre la via verso i cannoni. E' coperto di sangue come da un manto rosso; di momento in momento diventa più eccitato, più aggressivo, più terribile. I cavalieri della sua compagnie lo raggiungono e si serrano in rango dietro di lui. Bayard vede bene il Connestabile: il duca, alto com'è, torreggia sul suo grande cavallo. E' impegnato senza risparmio nella lotta forsennata.
Se gli Svizzeri riusciranno a girare i cannoni e a sparare sul corpo di battaglia, l'intero esercito verrà distrutto. L'unica possibilità di salvezza è nel recupero dell'artiglieria. I cavalieri del Connestabile sanno che l'unica via di scampo, per l'esercito, per il re e per loro stessi, dipende dalla loro accettazione del sacrificio: uccidono e muoiono, i prodi cavalieri di Francia; cade il fratello stesso del Connestabile, cade il valoroso Ymbercourt, cadono Saucerre e Charles de La tremouille, Boissy, Bussy, La Motte. Bayard perde due cavalli e continua a combattere a piedi.
Mentre si svolge questo primo scontro tremendo e decisivo, Francesco I°, inconsapevole e sereno, intrattiene Bartolomeo d'Alviano, capitano generale dell'alleata Venezia. Fleurange entra di corsa nella sala e per l'affanno non riesce a parlare. Il re è stupefatto. Che cosa succede mai? La pace con gli Svizzeri è stata conclusa; quindi... Il disperato messaggero grida che gli Svizzeri hanno assalito, hanno sfondato, hanno raggiunto l'artiglieria. Ora da ogni parte del campo, tutte insieme, le trombe squillano l'allarma. Il frastuono della battaglia si ode, di momento in momento, più distinto e più vicino.
Francesco balza in piedi e chiede a gran voce il suo destriero, le sue armi. Ecco il cavallo enorme, coperto di una gualdrappa ricamata di gigli; intanto il re indossa l'armatura arabescata; su quella, veste una casacca di seta azzurra trapunta di gigli d'oro. Sull'elmo d'acciaio è infissa una corona d'oro. Sale in sella e con la lancia in pugno galoppa verso la mischia, senza badare se la sua guardia lo segua o no. E' eccitatissimo, ma non spaurito. Ha il coraggio della gioventù e della inesperianza. La grande e bella figura splendente, che vola a battaglia come ad una festa, galvanizza e trascina gli uomini.
Il Connestabile realizza il miracolo e strappa appena in tempo i cannoni agli Svizzeri. I Lanzichenecchi finalmente si rendono conto del proprio errore, temono le conseguenze del loro comportamento codardo, che potrebbe essere giudicato tradimento. Si riuniscono e passano ad un contrattacco rabbioso. Nello stesso istante il re, con il grosso dell'esercito, entra in battaglia e si getta allo sbaraglio.
Gli Svizzeri indietreggiano per riordinare i ranghi. Finalmente l'artiglieria francese fa fuoco e investe le formazioni svizzere più arretrate. L'effetto immediato è che gli Svizzeri corrono di nuovo sui Francesi: vogliono travolgerli e sfondare ad ogni costo, dato che il cannonneggiamento alle loro spalle impedisce la ritirata. Il corpo a corpo feroce riprende e si prolunga senza respiro.
Quando cala la notte, i combattenti sono talmente mescolati tra loro che ciascuno si accascia sfinito dove si trova, si rannicchia nel buio e non osa pronunciare parola perchè non sa se l'uomo che gli respira accanto è un amico o un nemico. La nottata è una tortura. Tutti cadono di stanchezza, sentono il bruciore delle ferite, ardono di sete. Il re vomita. Ogni tanto, ai limiti estremi del campo, suonano i corni svizzeri e squillano i trombettieri francesi, per irchiamare a raccolta i propri uomini.
Bayard si muove, con passo silenzioso, guardingo, ma risoluto. Ascolta qualche bisbiglio; se riconosce la propria lingua, chiama sottovoce: "France...". E gli uomini si levano taciti e lo seguono. Per tutta la notte il Buon Cavaliere cerca e riunisce i compatrioti, li riconduce alle loro insegne. Altri gentiluomini si impegnano nel medesimo compito e riescono a costituire una schiera di deifesa davanti al re che dorme sull'affusto di un cannone.
All'alba tuttavia l'intreccio delle truppe è ancora così stretto e disordinato che sarebbe impossibile la ritirata, sia per l'una che per l'altra parte. Perciò il combattimento si riaccende. Tutti sono stanchi ed esasperati; anelano a farla finita a qualsiasi costo. Gli Svizzeri sferrano un nuovo attacco al centro, contro l'artiglieria, dove si trovano anche il corpo di battaglia del re.
Bayard ne sostiene il primo urto; grida al Galiot, comandante dell'artiglieria: "Signore, pregate Iddio e fate fuoco su quel fiume di Svizzeri, che stanno per aggirarci, laggiù a destra". Il consiglio viene seguito all'istante e una grossa colonna di nemici viene investita in pieno. Intanto però, più lontana, un'altra colonna si è formata e si è mossa rapida, sta per sorprendere il corpo di battaglia e il re alle spalle. La manovra, scoperta all'ultimo momento, viene sventata con fatica: la retroguardia francese affronta e impegna gli Svizzeri; Bayard e Fleurange sopraggiungono e li attaccano ai fianchi. Gli Svizzeri fuggono e rifugiarsi dentro un bosco, dove incontrano i genieri guasconi di Pietro Navarro. Vengono massacrati.
Negli altri settori la zuffa continua affannata e confusa. Per tutto il giorno si uccide e si muore. Una sorta di follia disperata e sanguinaria sostiene e scatena gli esausti guerrieri. L'esito di tanta carneficina rimane incerto per ore.
Finalmente Bartolomeo d'Alviano, che ha lasciato il campo francese il giorno prima, all'inizio della battaglia, giunge guidando un corpo di armati che è riuscito a raccogliere in 24 ore, a Lodi. Con quelle truppe, che urlano a squarciagola "San Marco", il condottiero piomba sugli Svizzeri già stremati dall'insuccesso di tanti attacchi. L'Alviano fa fracasso e polvere più che può. Gli Svizzeri credono che l'intero esercito di Venezia stia per travolgerli. Sono presi dal panico. Nel giro di pochi minuti tutti i mercenari dello Sforza si sbandano in fuga disordinata. Ogni uomo cerca soltanto la propria via di salvezza.
Chi può agguantare un cavallo, balza in groppa e imbocca qualsiasi sentiero. Gli uomini a piedi scompaiono nei boschi, cercano il folto, strisciano nei fossati, si acquattano nelle piantagioni. Entro un'ora in campo non c'è più un nemico. Il Connestabile lancia alcuni squadroni all'inseguimento dei fuggiaschi, perchè non vuole lasciare la minima possibilità che essi si riuniscano e si asserraglino in qualche castello dal quale sarebbe necessario in seguito snidarli con la forza. La vittoria sarà definitiva soltanto se verrà sfruttata a fondo.
Bayard comanda gli inseguitori. Si allontana a briglia sciolta da Marignano, forte dell'energia scaturita dall'ebrezza della vittoria. Galoppa per pianura e collne; raggiunge e uccide parecchi Svizzeri, cavalieri improvvisati e inesperti. Vede gli scampati sparpagliarsi e scomparire verso le prime alture, mentre cala la nebbia. Ormai in Lombardia non esiste più una banda organizzata di Svizzeri. Il Buon Cavaliere torna a Marignano, dove giacciono sul terreno oltre 20 mila morti. Milano ha già aperto le porte ai vincitori.
La mattina seguente viene diramato l'ordine che tutte le compagnie si schierino in assetto di parata. Bayard è stanco e sta indossando l'armatura sul corpo dolorante di ferite e di spossatezza. Gli si presenta uno scudiero del re il quale gli dice concitato che Francesco I° vuole immediatamente proprio lui, il Buon Cavaliere. Allarmato l'eroe accorre.
Francesco I° è splendido: sull'armatura indossa una sopravveste di broccato trapunto di gemme. La corona d'oro gli brilla sul capo. Sembra fresco e pieno di vigore. L'esaltazione del successo cancella la stanchezza. Intorno a lui vanno disponendosi in largo cerchio, al comando delle loro compagnie, i più aristocratici signori di Francia, il Connestabile, l'Alençon, il Vendome, il Saint-Pool, il Guisa, il principe della Roche sur Yon, il Fleurange, e inoltre i duchi di Lorena, di Savoia, di Ferrara, insieme con i marescialli e con i condottieri più famosi: l'Aubigny, il La Palice, il La Tremouille, il quale ha perduto il figlio in battaglia. Bayard è alla testa della sua compagnia e si guarda intorno. Guarda il Connestabile, ma il volto impassibile di lui non gli offre alcuna spiegazione. Il duca Carlo di Borbone, tra tanti personaggi illustri, è il più glorioso: è l'autentico autore della terribile vittoria, perchè ha salvato il corpo di battaglia e lo stesso sovrano per mezzo della resistenza e del sacrificio dei suoi stupendi cavalieri.
Francesco I avanza in mezzo al cerchio, scende da cavallo e chiama a sè il Buon Cavaliere. Pierre a sua volta balza di sella, si accosta al re e pone un ginocchio a terra. "Bayard, io oggi voglio essere fatto cavaliere dalla vostra mano". Bayard rimane sbalordito. Protesta, quasi balbettando: "Ma ... Sire! Un re incoronato, unto e consacrato con l'olio santo, è il cavaliere al di sopra di tutti i cavalieri... Voi dovete vestire cavalieri gli altri. Io non ...". Francesco I° perde la pazienza. Ha concepito un gesto nuovo, originale, clamoroso. Non rinuncerà alla propria decisone per nessun motivo e tanto meno per le obiezioni del capitano Bayard. "Spicciatevi, bayard. Eseguite i miei comandi, se desiderate rimanere ancora nel numero dei miei buoni sudditi e amici". Pierre sente la collera nella voce del re. Accetta con umiltà la sferzata: "Sire, tocca a me, indegno, obbedirvi". Francesco I°, rutilante di seta e gemme, si inginocchia a mani giunte davanti a Bayard, il quale si leva prontamente in piedi. Sguaina la spada e l'alza. Per tre volte con la lama nuda batte di piatto sulla spalla del re: "Sire, voi siete il primo sovrano che sia stato fatto cavaliere... Io vi faccio cavaliere. Dio voglia che in guerra non dobbiate fuggire mai". Poi commosso fino alle lacrime, Bayard alza la spada verso il cielo ed sclama: "O mia spada felice! Oggi hai ordinato cavaliere un re generoso e potente quanto altri mai. Mia buona spada, ti custodirò come una reliquia santa. Mai più ti porterò in guerra, se non contro i Turchi, i Saraceni, i Mori".
Pierre Terrail in quel momento è l'uomo più felice del mondo; senza dubbio nessuno sul campo di Marignano è commosso quanto lui. Egli inconsciamente ha cocluso la cerimonia con una preghiera: l'anima sua, sopraffatta di gioia, ringrazia il Signore.
Francesco I° pensa a ben altro. Ha compiuto un gesto magnanimo e strabiliante, che sembra ispirato da sincero rispetto ed entusiasmo: lui, un re vittorioso, ha reso omaggio alla virtù e alla lealtà, all'uomo che le incarna. In verità il sovrano ha realizzato ciò che veramente gli sta a cuore. Con la teatrale esibizione della straordinaria investitura sul campo di battaglia, si è imposto come eroe e protagonista della giornata di Marignano, distraendo l'ammirazione generale dalla persona del duca di Borbone e convogliandola su di sè. Ora tutti parlano della grandezza d'animo di Francesco di Valois, il quale, da quel momento in poi, vorrà sempre essere chiamato "il re cavaliere", titolo unico, soltanto suo, sommamente suggestivo.
Inoltre il re, esaltando i meriti del Buon Cavaliere, ha anche additato lui, l'umile Terrail, come artefice primo della sfolgorante vittoria, dalla sorpresa di Villafranca alle manovre tattiche improvvisate nel tumulto e nella disperazione delle giornate di Marignano. La luce di cui il re incorona Bayard, tende ad offuscare la gloria del Borbone. Bayard non sospetta niente di tutto questo. E' colmo di gratitudine: per il re cavaliere si butterebbe nel fuoco.



Les Amis de Bayard - Assemblée Générale
Pontcharra (France) - samedi 29 avril 2006
Hymne à la gloire du chevalier Bayard
Hymne e texte: Marcel Fakhoury
Arrangement musical: Nathalie Centonze

1er couplet
Dans un château du Moyen Âge
Au sein d'un paisible bercail
Est né le vaillant petit page
Qui s'appelait Pierre Terrail

Son nom est couronné de gloire
Pour son courage et son bon coeur
Afin d'honorer sa mémoire
Tous ses amis chantent en choeur

Refrain
Il est san peur et sans reproche
Bayard l'enfant de Pontcharra
Gare à l'ennemi qui l'approche
Son épée le terrassera

Ce chevalier plein de courage
Luttait contre l'esprit malin
Semant l'amour et le partage
Aidant la veuve et l'orphelin

 

2e couplet
Il est dans nos livres d'histoire
Sur le pont du Garigliano
Volant de victoire en victoire
 Marignan ou Bassano

 la défense de Mézières
Il repoussa les agresseurs
Puis il partit dans le rizières
Poursuivre d'autres oppresseurs (Refrain)

3e couplet
Il adouba le roi de France
Choisi parmi les plus vaillants
Mais une triste circonstance
Mit fin à ses exploirs brillants

Malgré son cran, malgré sa ruse
Bayard est mort sur le terrain
Par une pierre d'arquebuse
Qui violemment brisa son rein (Refrain)

 

i Giganti


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