i Giganti







 

Effige cavata da un dipinto di Leonardo da Vinci



Immagini
Massimiliano Sforza fanciullo segue le lezioi dal maestro (miniatura lombarda del XV secolo)
Massimiliano Sforza fanciullo, ritratto
Massimiliano Sforza fanciullo a cavallo (miniatura)
Il carro del trionfo di Massimiliano Sforza, Giovanni Pietro di Girago, fine XV sec., miniatura contenuta nella Grammatica di Elio Donato, Biblioteca Trivulziana, Milano

Massimiliano Sforza figliuol di Lodovico il Moro fu allevato con Francesco suo fratello in Fiandra; e dopo molte rivoluzioni del suo stato fu finalmente da Carlo V imperatore, piuttosto come suo fattore a riscuoter l'entrate, che come duca rimesso nel ducato. Fece guerra contra i Francesi a Novara, nella quale si portò tanto valorosamente che vinse i nemici, riportandone onorata vittoria. Bene è vero che veduti Mons. della Tramoglia e il Triulzio capitani dei Francesi, i quali avevan fatto prigione Lodovico suo padre, egli fu sopraggiunto da fatal paura e spavento, quasi che ancora a lui soprastesse il medesimo destino. In questo modo confermato per tal vittoria nello stato, si portò come signore fino alla venuta del re Francesco primo di Francia, che pretendendo ragione in quello stato, venne per acquistarselo. Questo re, fatto prigione Prospero Colonna alle radici del Monginevro, commise poi un notabil fatto d'arme cogli Svizzeri del duca presso Milano (*); dove essendo riuscito vittorioso e avendo conquistato Milano, assediò il duca nel castello con tanti artificj di mine inventate dal navarro, che il duca dubitando anco di tradimento, fu costretto a rendersi con patto che in Francia gli fosse onoratamente provvisto del suo vivere. In questa guisa venne in mano del re Francesco l'anno 1515 il dì di Santa Croce, il qual re clementissimo e liberale gli concesse di provisione annuale trentaseimila scudi, facendolo piuttosto osservare che tenere in prigione. In tale stato si morì di febbre nell'altrui patria, mentre che Francesco suo fratello rimesso, in luogo di lui da papa Leone, era combattuto da Carlo V e difeso da papa Clemente VII. Fu d'ingegno stupido e goffo, e con pensieri spesse volte pazzi e sciocchi, e se talora dava segno di prudenza, era così fugace e instabile che non riusciva a bene. Dimostrò animo sopsettoso e debol memoria: ma fu per lungo tempo così sordido della vita sua, che punto non si mutava di camicia nè d'altri panni bianchi, puzzando con odor reo e disonesto, ed essendo co' capelli lunghi e senza mai pettinarsi pieno di pidocchi. Nè gli giovarono punto gli avvisi de' camerieri o delle gentil donne, finchè Prospero Colonna, Raimondo Cardona e il cardinal di Sion con illustri conforti l'ammonirono a star pulito e netto. Fu molto soggetto agli umori malinconici, e per molti fu creduto ch'ei fosse stato con malie e con incanti guasto e affaturato: ma chiara cosa è ch'egli odiando in secreto Francesco suo fratello, ch'era prudente e savio, nè d'aspetto nè d'ingegno, punto non assomigliò agli Sforzeschi suoi maggiori. Fu Massimiliano creato duca l'anno 1512 del mese di dicembre. Fu cacciato l'anno 1515 del mese di settembre e morì in FRancia l'anno 1530.

(*) Cioè la rinomata battaglia di Marignano, ch'ebbe luogo nel 1515, e che il Triulzio chiamò Battaglia di Giganti, la quale è maravigliosamente descritta nella Storia del Guicciardini - Questo duca fu preso sotto la protezione dell'imperatore Massimiliano; regnò dal 1512 al 15 sul ducato; ma dopo la battaglia di Marignano cedè il suo Stato a Francesco I, e morì nel 1530 a Parigi. Il cancelliere Morone fu causa di molte sue disgrazie.

(da Vite degli Sforzesci di Paolo Giovio, Scipione Barbuò, ecc., Stato di Milano nel secolo XV, Repubblica Ambrosiana, vita di Giovanni delle Bande Nere, Cronaca di Milano con prefazione e note di Massimo Fabi, Milano, presso Franc. Colombo Librajo-Editore, Contr. S. Martino, n. 549-A, 1853)

La bandiera di Massimiliano Sforza, VIII duca di Milano (1512-1523) � un bellissimo esempio di araldica sforzesca. La bandiera reca la partizione del biscione visconteo affiancato da tre aquile coronate poste in palo (riservato ai conti di Pavia).Tutt'attorno corre una bordura suddivisa in riquadri, dove l'impresa del fasciato ondato � alternata ad altre sei imprese della casa ducale: la colomba sulla Raia Magna col motto A Bon Droit; la scopetta, col motto Merito et Tempore; il morso sforzesco, detto "moraglia", col motto CH (per Ich) Verges Nit; il nebuloso; la pettiera; la corona coi rami d'ulivo e di palma detta "i piumati". C'� da riscontrare che Crolot ha commesso un'errore raffigurando l'asta sul lato sbagliato, in quanto nelle bandiere araldiche gli animali sono sempre rivolti verso l'asta. Inoltre al biscione spetta il posto d'onore, che in una bandiera � il lato vicino all'asta. Questa bandiera dovrebbe provenire da una chiesa o da un arsenale di Milano. (a cura di Ugo Pozzati)

 

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